La Sestina

testata del Master in Giornalismo – Scuola Walter Tobagi
aggiornato il: 24 Aprile 2012 alle 13:45

Celebrando la Maslenitsa nell’«Accademia» di Milano, dove si gioca e si studia nella lingua di Cechov

Giovedì 3 Marzo 2011

MILANO – Una decina di bambini si accalcano intorno alla maestra, ciascuno con la sua piccola pezza colorata. Oksana, vivacemente travestita d’arancio, come la volpe di una fiaba tradizionale, arriccia le stoffe  floreali intorno ad un tondo di polistirolo, dalle guancie rosse. Il risultato è sorprendente: pare il mezzo busto di un’anziana contadina col capo fasciato da un foulard scuro. «La tradizione vuole che si faccia un falò e si bruci il manichino: per dire addio all’inverno e accogliere la primavera – sorride Valentina – ma forse qui è meglio di no».

Non siamo a Mosca ma in piazza Massaia,  pieno centro di Milano, dove oggi si festeggia la Maslenitsa, o settimana di burro, la versione russa del nostro carnevale.

Valentina e Oksana sono due delle sei insegnanti di «Accademia»: nuovo centro studi russo nato a settembre 2010. E’ un progetto che si rivolge ai figli di quelle famiglie nelle quali un genitore è russo e l’altro italiano per «sviluppare anzitutto le capacità linguistiche dei bambini e trasmettere loro la cultura russa», spiega Liudmila Chapovalova, direttrice di Accademia e presidente di Vele Scarlatte, associazione dei connazionali russi in Italia.

Per ora i bambini che frequentano accademia sono una quindicina; tutto qui si adatta alle loro esigenze. L’approccio didattico è infatti agile e flessibile: sono i genitori a scegliere le materie per i loro figli, il metodo d’insegnamento, nella variante classica della scuola russa o secondo metodi più innovativi, come quello Montessori, infine quando partecipare, da uno a tre pomeriggi a settimana, per un massimo di dodici ore.

La direttrice spiega che «Accademia» nasce dall’esperienza e dal confronto con altre realtà simili presenti in Francia, Germania e Cipro che lavorano da tempo con bambini bilingui. Ha inoltre permesso di introdurre in Italia il progetto europeo «Imparare l’uno dall’altro», nato per la creazione di un modello universale per l’istruzione complementare.

Dopo un momento di musica, con i bambini che cantano e ballano in cerchio, tutti si avventano sui banchi stracolmi di blyni, dolce tradizionale della festa, una sorta di crepe che può essere mangiata anche con ripieno salato. Oggi, per i bambini, solo marmellate fatte in casa. Le tazze, nella migliore tradizione russa, si riempono di chai, il thè, appena preparato in un grosso samovar, tradizionale bollitore, che campeggia giallo e nero al centro della tavola.

I bambini sono entusiasti, lo si sente. Tutti ridono e scherzano, rigorosamente in russo. Anche le mamme chiacchierano a voce bassa senza perdere di vista chi il proprio moschettiere, chi l’elegante principessina. Anche qui i più piccoli sono travestiti come nella migliore tradizione carnevalesca nostrana.

Non tutti sono in età d’asilo però, un po’ in disparte stanno infatti Alessandra, Matteo e Edoardo. Lei ha diciotto anni, madre russa e padre italiano, perfettamente bilingue, è qui per preparare l’esame per il certificato di lingua russa. Nel frattempo scrive, e di una cosa è certa: dopo il liceo vuole studiare giornalismo. Suo fratello Matteo suona la chitarra e disegna fumetti. I genitori di Edoardo sono invece italiani, lui è qui perché grande amico del fratello di Alessandra e perché vuole capirne di più di questa lingua curiosa e affascinante.

Ormai i dolci stanno finendo, è già tardi: a festa conclusa gli insegnati dovranno rimettere tutto a posto. Le classi dell’istituto comprensivo statale «A.Diaz» sono per ora solo affittate ad «Accademia» poiché durante la mattinata accolgono i ragazzi della scuola pubblica.  Solo la stanza dell’asilo si chiude a chiave e rimane così come è, con le cartine della Russia sbavate a pastello appiccicate ai muri e l’alfabeto cirillico da sfondo alla piccola lavagna.

L’immagine più bella di questa scuola, che in fondo scuola come la intendiamo noi non è, rimane forse la grande matrioska di stoffa appesa al muro che guarda fissa il ritratto di Dante Alighieri nella parete di fianco a lei.

Proprio nel 2011 siamo entrati nell’anno della «Russia in Italia» e dell’«Italia in Russia»: l’«Accademia», con il suo progetto didattico «Voglio conoscere tutto», l’ha anticipo di qualche mese e ha ora tutte le potenzialità di oltrepassarlo con successo.

Edoardo Malvenuti

Il Centro studi russo “Accademia” propone:

Programmi per bambini:

Russo più: lezioni per bambini dai 3 ai 5 anni, basate su un programma formativo creato ad hoc

Di tutto e di più in russo: per bambini dai 6 ai 17 anni, con programma basato sulle discipline scolastiche fondamentali

Un libro tutto da scoprire:  doposcuola


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