La Sestina

testata del Master in Giornalismo – Scuola Walter Tobagi
aggiornato il: 24 Aprile 2012 alle 13:45

Crollo del Pil a meno 6 per cento. Mai così male dal 1980

Mercoledì 10 Giugno 2009
Solo la produzione industriale in lieve ripresa rispetto a marzo

Solo la produzione industriale in lieve ripresa rispetto a marzo

MILANO – Soltanto poco più di due anni fa gli indicatori del Pil  italiano erano in territorio positivo: più 0,9 per cento su base congiunturale, più 2,7% su base annuale, registrava l’Istat negli ultimi tre mesi del 2006. A soli 820 giorni di distanza l’istituto di statistica segnala che il Pil del Belpaese – nel primo trimestre del 2009 – è crollato del 6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e del 2,6% rispetto agli ultimi tre mesi del 2008.
Un crollo verticale del prodotto interno lordo che non sembra far presagire elementi di ripresa, almeno nell’immediato. Sono i peggiori dati dal 1980 e sembrano superare anche le previsioni più funeste. Soltanto pochi mesi fa il Fmi parlava di una decrescita del 3 per cento per l’Italia e la Bce – per bocca di Jean Claude Trichet – ai primi di gennaio stimava un arretramento del Pil pari al 2 per cento. Cassandre, corvi maledetti, indovini venivano apostrofati gli economisti più pessimisti e lo stesso ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, diceva di non far troppo caso alle previsioni. «Per non alimentare la spirale della sfiducia degli italiani», diceva. Peccato che l’annus horribilis dell’economia internazionale stia lasciando dietro di sé un’ecatombe. Che colpisce indistintamente tutti i principali Paesi occidentali: meno 9,1 per cento tendenziale del Pil giapponese, meno 6,9% per la Germania, meno 4,1% per il Regno Unito, meno 3,2% per la Francia, meno 2,5 per cento per la locomotiva mondiale, gli Stati Uniti.

Poche le avvisaglie positive. L’Istat segnala una lieve crescita della produzione industriale italiana ad aprile: più 1,1 per cento rispetto a marzo, dopo undici mesi di flessione continua. Ma i consumi – per il momento – si sono arrestati. E anche il mercato dell’auto – che tra febbraio e marzo sembrava in ripresa per effetto degli incentivi alle rottamazioni – sembra aver smarrito la bussola. In aprile meno 31,2 per cento per le immatricolazioni di automobili rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Una flessione imponente anche per la Fiat, chiamata a questo punto a concludere in fretta l’accordo con la Chrysler e a rilanciare la partita Opel non ancora definitivamente tramontata. Urgente trovare nuovi mercati alle automobili del Lingotto, è il leitmotiv a Torino. I dati lo confermano.

Fabio Savelli


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