La Sestina

testata del Master in Giornalismo – Scuola Walter Tobagi
aggiornato il: 24 Aprile 2012 alle 13:45

Nello scalo di Porta Romana la piccola Rosarno di Milano

Martedì 16 Febbraio 2010
L'ex scalo ferroviario di Porta Romana, dove vivono diversi immigrati (foto da federicagiordani.wordpress.com)

L'ex scalo ferroviario di Porta Romana, dove vivono diversi immigrati (foto da federicagiordani.wordpress.com)

«Questo documento non mi serve. Potrei buttarlo via. Tanto non c’è lavoro qua», dice Nassiry mentre mostra il suo permesso di soggiorno. Ha 25 anni ed è scappato dall’Afghanistan in guerra. Ora vive nell’ex scalo ferroviario di Porta Romana, un’area abbandonata che è diventata la casa provvisoria di diversi immigrati. Una piccola Rosarno, a due passi dal centro di Milano.

Insieme a Nassiry una ventina di connazionali. Giovani profughi come lui. Tutti venuti in Italia con la speranza di una vita tranquilla. Ma a parte qualche lavoro in nero, per loro è difficile trovare un vero impiego: i documenti in regola non bastano. «Ho provato a cercare nei supermercati, in campagna, potrei mungere le mucche», racconta Nassiry, che quasi rimpiange il negozio di vestiti che aveva in Afghanistan. L’ha lasciato due anni fa per andare in Sicilia. Poi il viaggio fino a Milano. E la sistemazione nella baraccopoli.

A poco più di un mese dagli scontri di Rosarno tra lavoratori extracomunitari che raccoglievano arance e popolazione locale, gli animi nella cittadina calabrese si sono calmati. Però i ghetti dove gli immigrati trovano rifugio sono sparsi per tutta Italia. Uno di questi è proprio l’ex scalo Romana a Milano. Si entra da piazzale Lodi: il cancello è sempre aperto. Nassiry e i suoi compagni dormono all’aperto: su un gradone di fianco ai binari dismessi sono adagiati i materassi in fila. Poco più in là, sotto una tettoia, alcune capanne ospitano un gruppo di Eritrei.

Gli immigrati sono divisi a seconda delle provenienze. Ma il rubinetto da cui prendono l’acqua è uno solo. Per arrivarci Nassiry deve camminare qualche minuto. Poi si cala in un tombino e gira la leva. L’acqua scende. Potabile, ma fredda.

Il nostro video mostra le condizioni in cui vivono Nassiry e gli altri stranieri nell’ex scalo ferroviario.

Daniele Belleri
Luigi Franco


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