Un missile da 2 milioni di dollari per uccidere 175 persone, perlopiù bambine. Le ricostruzioni delle ultime ore stanno togliendo ombre ma aggiungendo tragicità all’attacco missilistico alla scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran. A confermare il coinvolgimento Usa è il collettivo giornalistico Bellingcat, grazie a nuove analisi effettuate con fonti aperte. La testata indipendente, celebre per diversi scoop giornalistici, ha geolocalizzato il video diffuso dall’agenzia di stampa semiufficiale iraniana Mehr News Agency, dove si vede un missile Tomahawk che impatta sull’edificio scolastico. Le caratteristiche del missile lasciano pochi dubbi. Si vedono nel video le alette estraibili tipiche dei Tomahawk, così come le dimensioni, analoghe a quelle dell’ordigno statunitense. Non c’è dubbio anche sulla paternità del lanciatore, visto che questi missili da crociera sono a disposizione solo dell’Us Army.

 La difesa Usa – Dalle parti della Casa Bianca nessuno ha ancora commentato le ricostruzioni delle ultime ore. L’argomento difensivo dal Pentagono, fino a pochi giorni fa era quello del «fuoco amico iraniano». Lo stesso presidente americano Donald Trump, in una rapida intervista sull’Air Force One, aveva negato un possibile coinvolgimento: «Da quello che ho potuto vedere, quello che è successo è opera dell’Iran», mentre alle sue spalle il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha aggiunto: «Investigheremo sul caso, ma gli unici che prendono di mira i civili in questo conflitto sono gli iraniani». Stessa linea difensiva abbracciata dell’alleato israeliano. Il consigliere politico di Benjamin Netanyahu, Ofir Falk, ha dichiarato il 5 marzo che l’attacco «non è stata opera statunitense», aggiungendo l’alibi di un possibile «malfunzionamento iraniano». Versione che però, ora, si scontra con la prova delle immagini.

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La ricostruzione – In ogni caso, resta poco chiaro il motivo di un’operazione così sconsiderata. Le ricostruzioni portate avanti dal New York Times ricordano come la scuola elementare distrutta fosse adiacente a una base del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Immagini satellitari pubblicate dalla testata mostrano che fino al 2013 il complesso faceva parte della base militare dei pasdaran, solo successivamente si è costruito un muro perimetrale per delimitare la scuola. Una ipotesi potrebbe essere quello dell’errore da parte del coordinamento statunitense che si sarebbe basato su vecchie coordinate. Lo scenario rimane in ogni caso brutale: muri colorati e campi da gioco rendevano chiaro a prima vista che l’edificio non era più un luogo di ritrovo dei pasdaran.

Il bollettino di guerra – La guerra anche dopo dieci giorni continua a essere molto sanguinosa. Le prime stime mostrano come la Repubblica Islamica sia la compagine con più perdite: 1.400 morti in Iran (di cui 400 bambini), alcune di queste molto illustri come la Guida Suprema Ali Khamenei. I numeri sono diffusi dalle autorità di Teheran. Pesanti perdite anche per Libano che attraverso la milizia sciita Hezbollah sta combattendo direttamente contro Israele. A Beirut e dintorni i decessi sono intorno alle 400 persone a quanto riferisce la milizia, mentre Israele ne conta 200. A fronte di queste perdite, l’asse israelo-statunitense deve invece piangere 20 corpi: 11 civili israeliani (3 bambini), 2 soldati israeliani caduti in Libano e 7 militari Usa nel Golfo. Nella penisola araba invece sono circa 21 i decessi tra militari e civili.