Siamo al tredicesimo giorno di guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele e nella tarda serata di mercoledì 11 marzo, è stata colpita la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Non si sa ancora se da un missile o da un drone. Non ci sono state persone uccise né ferite: gli italiani nella base erano stati spostati in un bunker e sono al sicuro.

La mattina successiva è intervenuto il comandante della base, Stefano Pizzotti: «Il personale sta bene, era protetto all’interno del bunker durante l’esplosione. L’allarme è scattato alle 20.30 (18.30 in Italia, ndr), quindi secondo procedure già rodate ci siamo recati nei bunker assegnati». L’attacco è avvenuto attorno alle 23.10 ora italiana, e ha colpito l’area del bar-ristorante della base che i soldati chiamano “il fortino”, provocando prima un’esplosione e poi un incendio che ha colpito due automezzi. 

La base italiana di Erbil nel Kurdistan Iracheno, bombardata nella guerra tra Usa, Israele e Iran a inizio marzo 2026

Fonte: Ansa

La base italiana si chiama “Camp Zingara”, una citazione che fa riferimento alle legioni romane in Mesopotamia. Il contingente è formato da circa 300 soldati, e svolge compiti di addestramento militare alle forze armate locali e di supporto a operazioni di trasporto di materiale con gli elicotteri in dotazione. La base fa parte dell’area dell’aeroporto di Erbil, nato sul terreno di una vecchia base per aerei militari costruita ai tempi di Saddam Hussein, molto vicino all’aereporto internazionale civile, oggi chiuso per la sospensione dei voli. 

La notizia è emersa ieri sera durante la trasmissione Real Politik su Rete 4, quando il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Angelo Bonelli ha letto in diretta un messaggio che lui aveva ricevuto dal Ministro della Difesa Guido Crosetto: «un missile – ha detto Bonelli – ha colpito la base di Erbil. Non ci sono vittime nel personale italiano». Secondo le ricostruzioni di Repubblica però, in quel momento la notizia doveva restare riservata e l’annuncio in diretta televisiva ha creato qualche imbarazzo nel governo. 

Esplosioni nucleari – Questa mattina la tv pubblica israeliana Kan ha citato un report saudita secondo il quale si sarebbe verificata una forte esplosione nell’impianto nucleare iraniano di Fordow, uno dei più protetti dell’intero Iran e localizzato a circa 30 chilometri a nord-est della città santa di Qom. Il sito era già stato bombardato durante la Guerra dei Dodici Giorni dello scorso giugno, senza che Israele riuscisse a scalfirlo. L’impianto di Fordow rappresenta l’apice dello sviluppo nucleare iraniano, lì l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha scoperto nel 2023 particelle di uranio arricchite all’83,7%, pericolosamente vicino al 90% necessario per costruire armi atomiche. Dopo essere nato come base militare per i Guardiani della Rivoluzione, è stato riadattato tra il 2006 e il 2007. Si trova a 90 metri di profondità ed è scavato nella roccia solida di una montagna alta 960 metri, con tunnel di accesso situati a grandi altitudini che conducono a sale operative profonde tra gli 80 e i 90 metri sotto la sommità. Ciò che lo rende difficile da colpire è lo speciale calcestruzzo utilizzato dagli ingegneri iraniani: miscelato con polvere di quarzo e fibre ad alte prestazioni, questo “calcestruzzo intelligente” raggiunge una resistenza alla compressione di 30mila psi, ben oltre i 4mila del cemento tradizionale.

Le dichiarazioni di Israele – Verso mezzogiorno l’esercito israeliano ha condiviso una nota in cui dichiara di aver colpito un sito in Iran, che a suo dire sarebbe utilizzato dalla Repubblica Islamica per sviluppare armi nucleari. «L’aeronautica militare israeliana, agendo su precise informazioni di intelligence delle IDF, ha colpito un ulteriore sito del programma nucleare iraniano», ha dichiarato l’esercito, sostenendo che «il complesso di Taleghan è stato utilizzato dal regime per sviluppare capacità critiche per lo sviluppo di armi nucleari». Il complesso di Taleghan si riferisce probabilmente a una struttura a Parchin, a sud-est di Teheran, dove il think tank statunitense Institute for Science and International Security, che monitora il programma nucleare iraniano, ha recentemente affermato che la Repubblica Islamica conduce attività militari segrete. Sempre in un comunicato, l’esercito israeliano ha detto che Hezbollah ha lanciato nella notte circa 200 razzi contro Israele, in quello che ha definito come l’attacco più esteso del gruppo libanese dall’inizio della guerra. Sono circa 200 i razzi e 20 i droni che Hezbollah ha diretto contro Israele, sommati ai missili balistici lanciati dall’Iran nello stesso momento.

Continua la guerra – Nella notte tra mercoledì e giovedì due petroliere che trasportavano olio combustibile sono state colpite in acque irachene e ora sono in fiamme. L’Iran ha anche colpito un grattacielo residenziale di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, con attacchi che sono proseguiti per buona parte della notte causando quattro feriti. Questo dopo che un attacco israeliano a Beirut, nel Libano, ha provocato almeno otto morti e tre feriti nella capitale.

Uno stretto in “ottima forma” – Nel frattempo prosegue il blocco dello Stretto di Hormuz, vero cuore del conflitto, con più di 1000 navi bloccate nelle sue acque 3000 ferme nel Golfo Persico. Questo accade perché sembrerebbe che l’Iran abbia iniziato a posizionare delle mine lungo le coste dello stretto con piccole imbarcazioni che compiono azioni di sabotaggio. L’ipotesi delle mine non sembrerebbe confermata con sicurezza, nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia annunciato di aver proceduto allo smantellamento di 28 imbarcazioni atte a quello scopo. Ha anche sostenuto che lo stretto sia «in ottima forma», nonostante le evidenze.

Fronte americano – Mercoledì sera, Trump ha concesso un intervista ad Axios, durante la quale ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno già vinto la guerra, in quanto non ci sia praticamente più nulla da colpire. Alle dichiarazioni del presidente hanno risposto  i post su X del senatore democratico del Connecticut, Chris Murphy. Ieri ha fatto una riunione a porte chiuse con Trump e alcuni membri del Congresso, che ha avuto un esito talmente sconcertante da portare il senatore a postare su X un lungo sfogo. Secondo il democratico il governo americano non avrebbe alcun piano concreto per la risoluzione del conflitto in Iran, né obiettivi chiari da perseguire. 

Risposte energetiche – L’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) ha richiesto a numerosi paesi di liberare le proprie riserve strategiche di petrolio. Sono riserve che tutti gli stati hanno a disposizione per le fasi di emergenza e rilasciarle servirebbe a moderare i prezzi ed evitare un’escalation dovuta al conflitto. Proprio ieri è stato  deciso che saranno 400 i milioni di barili rilasciati dalla riserva strategica. È il più grande intervento coordinato dei 32 paesi membri, tra cui c’è anche l’Italia. Secondo l’Aie, la guerra sta causando la “più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”, costringendo i produttori di petrolio del Golfo a tagliare la produzione. Nel suo ultimo report mensile, l’Aie riferisce che la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati, un volume pari a quasi il 10% della domanda mondiale.