Sarebbero almeno 550 i morti che Stati Uniti e Israele hanno generato dall’inizio dei bombardamenti in Iran di sabato 28 febbraio secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, ovvero il corrispettivo della Croce Rossa nei paesi musulmani. Gli attacchi hanno riguardato 131 città del paese portando Teheran a rispondere colpendo diversi paesi del Golfo tra cui il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait. Sempre in Kuwait il ministro della Difesa ha detto che «diversi» aerei da guerra statunitensi si sono schiantati nel territorio del paese, ma che non ci sono morti fra i loro equipaggi. Secondo gli Stati Uniti i veivoli sarebbero precipitati a causa di un apparente incidente di fuoco amico: la contraerea kuwaitiana avrebbe quindi abbattuto per errore i caccia americani. Nel frattempo l’Iran ha ripreso a lanciare missili contro Israele, dove da sabato sono in vigore diverse restrizioni. Tutti gli eventi pubblici sono sospesi, le scuole sono chiuse e anche uffici e i negozi, al di là delle attività considerate essenziali. Tali misure rimarranno in vigore almeno fino a mercoledì sera secondo il Comando del fronte interno dell’esercito israeliano. Nelle ultime ore infine, al largo della costa dell’Oman la petroliera Mkd Vyom è stata attaccata da un’imbarcazione carica di esplosivo mentre navigava a 52 miglia nautiche dalla costa. Secondo quanto ripreso da Al Jazeera, un membro dell’equipaggio è rimasto ucciso dopo che l’attacco ha provocato un’esplosione nella sala macchine.
L’inizio – Il conflitto è iniziato la mattina di sabato 28 febbraio, con i primi bombardamenti congiunti americani e israeliani avvenuti dopo settimane di minacce e pressioni legate ai negoziati per la sospensione del programma nucleare iraniano. Gli attacchi iniziali hanno colpito principalmente Teheran e altre otto città del paese. Nella capitale sono state bombardate le sedi di alcuni ministeri e soprattutto il palazzo dove risiedeva Ali Khamenei, la Guida suprema e massima autorità politica e religiosa del paese. Poche ore più tardi, nella sera di sabato, Donald Trump ha confermato l’uccisione di Khamenei, a cui l’Iran non ha tardato a rispondere. Nel corso della giornata infatti, Teheran ha avviato rappresaglie contro diversi paesi del Golfo, rispondendo agli attacchi statunitensi e israeliani lanciando missili balistici e droni contro Israele e contro le basi americane in Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Nel frattempo è stato chiuso lo spazio aereo della zona, con almeno 5000 voli cancellati e migliaia di persone bloccate in Medio Oriente. Secondo alcune testimonianze di italiani bloccati in Oman, all’aeroporto Muscat, si riferisce di voli annullati verso l’Ue. In alcuni casi alcuni passeggeri sono stati fatti scendere per compensare il peso del carburante aggiuntivo, necessario dopo l’interruzione delle rotte normali.

fonte: Ansa
Negoziati falliti – Già venerdì 27 febbraio Donald Trump si era detto non contento di come stavano andando i negoziati con l’Iran. Rispondendo alle domande dei giornalisti prima di partire dalla Casa Bianca per un viaggio in Texas, Trump aveva detto: «Non sono contento del fatto che non siano disposti a darci ciò che ci serve. Questa cosa non mi entusiasma, vedremo che succede». Già il giorno prima, dopo settimane di negoziati mediati dall’Oman, gli inviati del presidente americano Steven Witkoff e Jared Kushner avevano fallito nel trovare un accordo sui temi caldi tra i paesi. Il ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, aveva detto che i negoziati sarebbero continuati la settimana prossima, a Vienna. Nel frattempo, già da diverse settimane forze armate statunitensi venivano ammassate vicino all’Iran, come pressione per i negoziati e preparazione a quello che poi è effettivamente accaduto sabato 28 febbraio.
Il rifiuto e l’attacco – Secondo Donald Trump, l’Iran avrebbe rifiutato qualsiasi tipo di accordo riguardo il nucleare. L’obiettivo degli Stati Uniti era di mettere fine all’arricchimento dell’uranio iraniano per scopi militari, offrendosi anche come partner energetico per l’uso civile di quel tipo di tecnologia. Sempre secondo fonti americane, Teheran avrebbe rifiutato portando così gli Stati Uniti a mettere in pratica le minacce militari fino a questo momento utilizzate come mezzo di pressione. Così, quando in Italia era sabato mattina presto, Donald Trump ha confermato il coinvolgimento statunitense nella guerra e ha annunciato l’obiettivo dell’operazione: il rovesciamento dell’attuale regime in Iran, guidato dall’ayatollah Ali Khamenei. Al termine del discorso, Benjamin Netanyahu ha fatto eco al presidente Trump sostenendo che l’attacco «creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano prenda in mano il proprio destino» per «liberarsi dal giogo della tirannia».

Fonte: Ansa
La morte di Khamenei – I primi bombardamenti hanno colpito Teheran, in particolare le sedi di alcuni ministeri, tra cui quello dell’Intelligence e della Difesa. Tra gli obiettivi sensibili il palazzo dove risiedeva Ali Khamenei, 86 anni, che è la Guida suprema e dunque la massima autorità politica e religiosa del paese. Diverse ore più tardi proprio Trump ha confermato l’uccisione di Khamenei, sancendo l’inizio di un cambiamento dai confini ancora incerti. Ali Khamenei era la Guida suprema dal 1989, quando succedette a Ruhollah Khomeini, leader della rivoluzione del 1979. Era il leader dell’ala più intransigente, radicale e conservatrice del regime, quella che per anni aveva guidato la repressione interna e si era opposta al dialogo con l’occidente. Era chiamato “Guida suprema” perché in Iran c’è un sistema di governo particolare, congegnato in modo che il potere del capo dei religiosi musulmani sciiti sia superiore a quello dei politici. La sua carica era a vita e grazie a questo enorme potere Khamenei ha controllato l’Iran senza interruzioni per 36 anni.
Il sabato in Iran – Nel corso della prima giornata di guerra non è tardata la risposta del regime iraniano, che ha lanciato missili balistici e droni kamikaze contro Israele e contro le basi militari americane di Kuwait, Bahrein, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Nel frattempo è stato interdetto lo spazio aereo dell’intera zona, con anche Dubai e la famosa isola artificiale Palm Jumeirah, colpite dall’arrivo di parti di missili intercettati. Il prendere di mira obiettivi nei paesi del Golfo è per l’Iran una strategia precisa: sono attacchi di grande effetto e valore simbolico, e sono più facili che tentare di superare la difesa antiaerea israeliana. Difatti l’Iran ha lanciato decine di missili e droni contro Israele, senza però riuscire a far ingenti danni. In Bahrein i missili e i droni iraniani hanno raggiunto, fra le altre cose, il quartier generale della marina statunitense, mentre nel pomeriggio un drone iraniano ha colpito un grattacielo a Manama, la capitale del paese. Negli Emirati Arabi Uniti il bersaglio è stata la base aerea statunitense di Al Dhafra, circa 30 chilometri a sud di Abu Dhabi, e il governo ha anche detto che una persona è stata uccisa dai frammenti di un missile intercettato. In Kuwait sono stati attaccati l’aeroporto internazionale, l’agenzia per la sicurezza nazionale e la base aerea Ali Al Salem, che ospita anche forze statunitensi. In Qatar poi, ci sono state diverse ondate di missili su varie aree del paese, mentre in Arabia Saudita il ministero degli Esteri ha detto che l’Iran ha bersagliato la capitale Riyad e alcune regioni nell’est del paese. Tra i paesi interessati dalla rappresaglia iraniana anche la Giordania, l’Iraq e la Siria, dove i missili iraniani avrebbero fatto almeno quattro vittime.
L’attacco alla scuola – Sarebbero almeno 165 le persone uccise nel bombardamento di una scuola elementare femminile a Minab, nel sud dell’Iran. A riportarlo sono i media di stato iraniani. La scuola era a circa 600 metri da una base dei Guardiani della Rivoluzione, il più potente corpo militare dell’Iran e fedele al regime. Minab è inoltre vicino allo stretto di Hormuz, che è uno snodo fondamentale dei commerci mondiali: ci passa circa un quinto dei rifornimenti di petrolio di tutto il mondo, e l’Iran aveva minacciato più volte di bloccarlo in caso di attacco. Nel momento del bombardamento – i cui esecutori non sono ancora stati individuati con precisione – l’istituto era pieno: il sabato, nei paesi islamici, è il primo giorno lavorativo della settimana dopo la festività del venerdì. Alcuni video verificati dalla stampa internazionale mostrano l’edificio completamente distrutto, con persone intrappolate sotto le macerie. Nella stessa giornata un altro attacco aveva colpito la scuola superiore di Hedayat di Teheran, uccidendo due studenti.
Iranian media now report 40 killed and 48 students injured following the strike on a girls’ elementary school in Minab, as rescue and recovery efforts continue. https://t.co/kCR6Gagvip pic.twitter.com/faBFkgFn3D
— Ali Hashem ??? ???? (@Alihashem) February 28, 2026
Domenica politica – Il secondo giorno di guerra ha visto andare avanti gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele, che sembrano essersi divisi gli obiettivi del conflitto: rispettivamente, siti missilistici gli Stati Uniti ed eliminazione della leadership iraniana, Israele. Intanto in Iran si è insediato un triumvirato che guiderà il paese fino alla nomina di una nuova Guida Suprema. Nell’organo di governo temporaneo ci sono il presidente del paese Masoud Pezeshkian, il capo del sistema giudiziario Gholam Hossein Mohseni Eje’i e il giurista Alireza Arafi del Consiglio dei guardiani, l’organo che supervisiona i processi legislativi ed elettorali del paese. A eleggere la nuova Guida Suprema sarà invece un organo chiamato Assemblea degli esperti, composto da 88 religiosi, ma al momento non si sa quanto tempo ci vorrà per arrivare a un voto. Nel corso della giornata l’aviazione israeliana ha ripreso i bombardamenti su Teheran, colpendo anche l’ospedale Gandhi, che in diversi video si mostra visibilmente danneggiato.
Nuove trattative? – Mentre la risposta iraniana ha coinvolto diversi obiettivi civili nel Golfo Persico allo scopo di destabilizzare tutto o almeno un pezzo di Medio Oriente, sempre domenica 1 marzo Donald Trump ha parlato all’Atlantic, dicendo che la nuova leadership iraniana – ovvero il triumvirato prima citato – lo avrebbe contattato per intavolare delle trattative. Una dichiarazione che però va in contrasto con la risposta armata portata da Teheran nelle ultime ore, nel tentativo di coinvolgere nella guerra altri stati rendendo l’attacco americano e israeliano un problema potenzialmente condiviso del Medio oriente.
La guerra si allarga – Il terzo giorno di guerra ha visto il conflitto allargarsi: dalle prime luci Israele sta bombardando il Libano, mentre l’Iran prosegue con le ritorsioni nel Golfo Persico. Nel frattempo sono ormai due giorni che in Iran è bloccato l’accesso a internet, proprio come accaduto all’inizio di gennaio – quella volta il blocco durò tre settimane – e più volte in passato come metodo di censura, per reprimere il dissenso della popolazione vivile e limitarne le interazioni. E il nucleare? Mentre Aramco, la compagnia petrolifera nazionale dell’Arabia Saudita, ha annunciato di aver sospeso l’attività nella sua più importante raffineria di petrolio Ras Tanura dopo che l’esercito saudita ha intercettato due droni iraniani che avevano come obiettivo la struttura, Rafael Mariano Grossi, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha detto che finora gli impianti nucleari iraniani non hanno subito danni. Sempre questa lunedì 2 marzo però, il rappresentante dell’Iran presso le Nazioni Unite, Reza Najafi, ha detto che gli attacchi aerei statunitensi e israeliani hanno riguardato anche il sito di Natanz. L’impianto è 300 chilometri a sud di Teheran ed è uno dei più importanti per l’arricchimento dell’uranio nel programma nucleare iraniano.




