Siamo al sesto giorno della guerra che vede Stati Uniti e Israele schierati contro l’Iran. Il conflitto è iniziato sabato 28 febbraio a seguito di settimane di negoziati falliti riguardo il programma nucleare iraniano tra Washington e Teheran. Dopo una notte di bombardamenti israeliani su Teheran e sul Libano, questa mattina, 5 marzo, l’esercito iraniano ha formalmente negato di aver lanciato un missile contro la Turchia. Il Paese aveva dichiarato di aver intercettato, tramite le difese Nato, un missile iraniano diretto verso il suo territorio sul Mediterraneo orientale. Aumenta il numero di vittime. Secondo le ultime stime di Reuters nel solo territorio iraniano sarebbero almeno 1.000 le vittime dall’inizio del conflitto.

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Operazioni di terra in Iraq? – Poco dopo le 11.00 di giovedì 5 marzo l’esercito iracheno ha dichiarato che un’unità del Comando operazioni di Karbala, nell’Iraq occidentale, è stata colpita da un attacco aereo e da colpi d’arma da fuoco all’alba di mercoledì, mentre stava conducendo una missione di ricerca nel corridoio desertico che collega le province di Najaf e Karbala. Un soldato iracheno è stato ucciso, due sono stati feriti. Gli Stati Uniti e Israele non hanno commentato, nonostante il 2 marzo scorso Donald Trump aveva detto che avrebbe mandato truppe in Iran se fosse stato necessario. In questi giorni ci sono stati bombardamenti di Israele e degli Stati Uniti in territorio iracheno contro le squadre delle milizie filo iraniane che lanciano droni e missili per conto del regime iraniano. Le milizie prendono di mira i paesi del Golfo e anche il Kurdistan iracheno, accusato di essere schierato contro l’Iran.

Reazioni internazionali – Non tarda la risposta della Cina che tramite il ministro degli Esteri Wang Yi ha comunicato che l’obiettivo del paese sarà mediare tra i paesi in guerra. Dopo aver osservato l’evolversi della vicenda per alcuni giorni, il governo cinese ha annunciato che manderà un inviato speciale per intervenire nel conflitto e cercare di trovare una soluzione che permetta l’immediata riapertura dello stretto di Hormuz, canale fondamentale del traffico marittimo da e verso il paese. Non rimane silente la Russia che, dopo essersi proposta come mediatrice tra le parti, ha comunicato tramite il portavoce del governo Dmitry Peskov, che l’Iran non ha chiesto l’aiuto russo, nonostante i due stati siano partner strategici dal punto di vista militare ed energetico. Il Cremlino ha puntualizzato che l’accordo firmato nel gennaio 2025 non prevede un intervento militare diretto da parte delle forze armate russe, nonostante l’Iran abbia fornito i droni Shahed per la guerra in Ucraina.

Qatar sotto le bombe – Proseguono in queste ore i bombardamenti iraniani sul Qatar. Il ministero della Difesa di Doha ha detto che i sistemi di difesa aerea del paese stanno intercettando diversi missili provenienti dall’Iran, mentre l’agenzia di stampa AFP già questa mattina riportava di nuove esplosioni nei cieli della capitale qatariota. Il governo ha emanato un messaggio di allerta agli abitanti chiedendo loro di non uscire in strada e di restare all’interno degli edifici, tenendosi lontani da porte e finestre.

Esplosioni in mare – Il conflitto si è ormai regionalizzato, ampliando la portata degli attacchi da entrambe le parti a colpire alleati e obiettivi sensibili di diverso tipo. Mercoledì è stata affondata una nave Iraniana al largo dello Sri Lanka da parte dell’esercito americano. Al suo interno c’erano 130 marinai e fino a questo momento sono stati recuperati circa 80 corpi. Questa mattina, l’esercito iraniano ha confermato l’affondamento, mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, lo ha definito «un’atrocità in mare», e ha aggiunto: «si pentiranno amaramente del precedente che hanno creato». Sempre questa mattina l’esercito iraniano ha dichiarato di aver colpito una petroliera statunitense con un missile lanciato nella parte settentrionale del Golfo Persico. Gli Stati Uniti non hanno per ora confermato la notizia, che si aggiunge alle incertezze intorno allo stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo è sostanzialmente bloccato.

Il missile in Turchia – Sempre questa mattina il regime iraniano si è difeso dalle accuse mosse ieri dalla Turchia di aver bombardato con un missile la zona di Dörtyol, città nel sud dello stato, a pochi chilometri dal confine con la Siria. Il ministero della Difesa turco aveva detto che il missile aveva superato lo spazio aereo di Siria e Iraq. Alcuni detriti del missile intercettore erano caduti nel distretto della provincia di Hatay (nella Turchia meridionale, fra la Siria e il Mediterraneo), senza causare danni o feriti. «Le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran rispettano la sovranità del paese vicino e amico, la Turchia, e negano qualsiasi lancio di missili verso il territorio di quel paese» si legge nel comunicato riportato dall’agenzia di stampa iraniana Mehr.

Problema curdo – Secondo il New York Times gli Stati Uniti starebbero armando una parte dei curdi iraniani avversi al regime di Teheran per prepararli ad un’incursione via terra. Nonostante la notizia riporti dettagliatamente come la popolazione curda stia venendo armata per ora con armi leggere come pistole e fucili, Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, ha detto che le notizie di un coinvolgimento statunitense con i curdi iraniani sono «completamente false». I curdi sono una popolazione di circa 40 milioni di persone che vive in un’ampia area tra Turchia, Siria, Iran e Iraq.

Guerra regionale – Dopo cinque giorni di bombardamenti bilaterali tra Teheran e Tel Aviv, il conflitto si è definitivamente allargato divenendo una questione regionale. Nelle conseguenze di tale espansione il bombardamento in Azerbaijan effettuato da droni iraniani. Secondo il governo sono stati colpiti due obiettivi nella Repubblica Autonoma di Nakhchivan, una exclave dell’Azerbaijan che confina con l’Iran. È stato colpito l’aeroporto della città di Nakhchivan, mentre un altro drone è caduto nei pressi di una scuola nella zona di Shekarabad, sempre nei dintorni di Nakhchivan. Due civili sono stati feriti. I due paesi hanno da tempo un rapporto complesso dettato dai 15-20 milioni di azeri che vivono in Iran, e che il governo di Teheran guarda con sospetto per i potenziali rapporti con il governo dell’Azerbaijan. Inoltre, negli ultimi anni Israele ha iniziato ad acquistare petrolio dall’Azerbaijan in cambio di armi. Proseguono i bombardamenti israeliani in Libano che, dopo aver cercato di colpire le installazioni di Hezbollah nella capitale Beirut per tutta la giornata di mercoledì 4 marzo, anche questa mattina ha proseguito negli attacchi.

Donald Trump attacco Iran

Donald Trump nella Situation Room durante l’attacco USA all’Iran. Fonte: Ansa

Trump a tutta forza – Nella notte tra mercoledì e giovedì è stata respinta la risoluzione che mirava a limitare i poteri di intervento militare del presidente nei confronti dell’Iran. Il Senato degli Stati Uniti ha quindi rigettato la proposta fatta dal democratico Tim Kaine con l’appoggio del repubblicano Rand Paul, intendeva contestare la scelta della Casa Bianca di agire senza la preventiva autorizzazione del Congresso. Il risultato della votazione – 47 favorevoli e 53 contrari – permette a Trump di proseguire nelle operazioni senza pensare alle opposizioni interne. Da alcune settimane infatti diversi sondaggi affermano che più del 50 per cento dei cittadini americani si ritiene contrario alla guerra iniziata dal presidente in Medio Oriente. Questo mentre il Wall Street Journal solleva dubbi sul numero di armi ancora in possesso degli Stati Uniti, che non sarebbero in numero sufficiente ad affrontare un conflitto di lunga durata.

Una parte dell’Europa non cede – In Europa, il premier spagnolo Pedro Sánchez si è scagliato contro l’operazione statunitense in medioriente, ribadendo il no alla guerra del suo paese nonostante le minacce di Donald Trump. Qualche giorno fa Sánchez ha definito la guerra avviata da Stati Uniti e Israele un’azione «unilaterale» che contribuisce a creare «un ordine internazionale più ostile e incerto». A inizio settimana ha anche negato all’esercito statunitense l’uso delle basi militari sul suo territorio per attaccare l’Iran. Per tutta risposta Donald Trump ha minacciato pesanti ritorsioni economiche contro la Spagna, definendo il governo di Sánchez «terribile» e «ostile», per poi comunicare, tramite la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che la Spagna avrebbe deciso di collaborare alle operazioni statunitensi. Secca la smentita di Madrid, che attraverso le parole del ministro degli esteri Josè Manuel Albarès, ha smentito categoricamente che la posizione spagnola fosse cambiata. Non è la prima volta che Sánchez si scaglia contro l’operato di Trump: era successo dopo la cattura del presidente del Venezuela Nicolás Maduro, che il premier spagnolo ha definito: «un intervento che vìola la legge internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e bellicismo». A sostenere Sánchez il presidente francese Emmanuel Macron, che negli scorsi giorni si è detto contrario alle operazioni americane in Medio Oriente, definendole «Operazioni militari al di fuori del diritto internazionale». Macron ha annunciato che la portaerei Charles De Gaulle verrà spostata nel Mediterraneo per proteggere Cipro e inoltre, Il presidente francese ha dichiarato di aver esortato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad «astenersi da un’offensiva di terra» in Libano. «Ho chiesto al primo ministro israeliano di preservare l’integrità territoriale del Libano e di astenersi da un’offensiva di terra», ha dichiarato Macron su X, dopo che le forze di terra israeliane si sono spinte in diverse città e villaggi di confine nel Libano meridionale.