Al sedicesimo giorno di guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti anche l’Europa ha deciso di iniziare a muoversi. Previsto per oggi lunedì 16 marzo, il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea avrà al centro un confronto sull’escalation in Medio Oriente e le sue conseguenze sul piano economico, per l’Europa e per il mondo. Al vertice presieduto dall’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, parteciperà anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che al termine della riunione avrà incontri bilaterali con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e con altri ministri dei Paesi Ue.

Questo mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto al Wall Street Journal di aver chiesto ad «almeno 7 paesi» di collaborare ad una coalizione per scortare le navi nello stretto di Hormuz, Israele continua a bombardare il Libano e un mezzo militare italiano è stato distrutto da un attacco con drone non rivendicato sulla base Ali Al Salem in Kuwait.  

Fonte: Ansa

Kallas call – «Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un’iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell’Ucraina». Queste le dichiarazioni di esordio di Kaja Kallas all’arrivo al Consiglio Affari Esteri dell’Ue. L’operazione evocata da Kallas è la missione Aspides – dal greco antico aspís, ovvero scudo. Nata nel febbraio 2024 come risposta europea agli attacchi dei ribelli houthi contro il traffico commerciale, Aspides ha carattere difensivo e un mandato destinato a durare almeno fino a marzo 2027. Ha un raggio d’azione che comprende Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico e vi partecipano otto paesi: Italia, Grecia, Francia, Belgio, Svezia, Lettonia, Estonia e Germania. L’idea sarebbe di espanderne il mandato, così da intervenire anche nello Stretto di Hormuz. 

L’emergenza fertilizzanti – La chiusura dello Stretto, arrivata a più di dieci giorni, rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l’Asia, ma la situazione è problematica «anche per quanto riguarda i fertilizzanti», ha detto Kallas. «E se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo». Si riferisce a tutte quelle navi commerciali bloccate tra il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz che per un tempo ancora indefinito non potranno consegnare i fertilizzanti necessari alla semina nell’emisfero nord del pianeta, cosa che potrebbe provocare una crisi agricola senza precedenti. 

L’emergenza energia – A Bruxelles è intervenuto anche il commissario Ue all’energia, Dan Jorgensen, che all’arrivo al Consiglio ha detto che «l’Unione non dipende così tanto dall’approvvigionamento di combustibile proveniente dall’area», ma che il problema è relativo ai prezzi. Una dichiarazione che va in contrasto con un recente articolo del Wall Street Journal, secondo il quale le economie dei paesi europei potrebbero essere quelle che pagheranno il prezzo più alto per la guerra in Medio Oriente. La testata americana sostiene che una chiusura prolungata dello stretto di Hormuz potrebbe portare molti paesi in recessione, cancellando le speranze di una crescita economica nel 2026. Alla base della fragilità dell’Europa – scrive il WSJ – c’è la sua forte dipendenza dai commerci mondiali e dall’importazione di energia dall’estero per assenza di risorse interne. L’aumento del costo dell’energia quindi, potrebbe intaccare il settore produttivo europeo, innescando una reazione a catena nei consumi.

Risposte e azioni – Nell’attesa che il Consiglio produca una decisione definitiva su come l’Europa si muoverà, diventa sempre più difficile rimanere completamente fuori da questo conflitto. Dopo l’attacco della scorsa settimana alla base italiana di Erbil infatti, nel week end in Kuwait è stata colpita la base di Ali Al Salem, dove sono presenti militari americani e italiani. La base è stata oggetto di un attacco con drone che ha colpito uno shelter, all’interno del quale era ricoverato un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, andato distrutto. Nessun ferito tra il personale, che al momento dell’attacco era al sicuro nel bunker di sicurezza.   

La Nato e Donald Trump – Dal Consiglio arrivano risposte anche alla richiesta di Donald Trump di un intervento della Nato nello Stretto. «Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo Stretto di Hormuz. Se così fosse, gli organi della Nato se ne occuperebbero», ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, che ha poi aggiunto: «Discuteremo della questione anche oggi qui. E’ chiaro che tutti hanno interesse a garantire la libertà della navigazione marittima. Questo vale per il Mar Rosso, che è l’ambito della missione Aspides, ma anche per lo Stretto di Hormuz». 

Gli sfollati in Libano – Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, concentra invece l’attenzione su un’altra area di guerra: «Quanto sta accadendo in Libano è una vergogna. Abbiamo centinaia di migliaia di sfollati, una violazione sistematica della sovranità e del diritto umanitario, il rischio di un’invasione di terra, attacchi ad auna forza di pace dell’Onu». Questa mattina Israele ha annunciato di aver iniziato operazioni terrestri «limitate e mirate» contro Hezbollah nel sud del paese. La situazione è molto critica: le persone uccise dall’inizio della guerra sono più di 850, gli sfollati sono un settimo della popolazione, circa 800mila.