È arrivata nella notte tra il 25 e il 26 febbraio un’intesa di massima nella maggioranza di governo nuova legge elettorale. I punti principali sono sul tavolo dei leader del centrodestra: l’obiettivo sarà «garantire la stabilità». Per questo qualcuno ha già ribattezzato “Stabilicum” la nuova norma, che dovrebbe essere depositata a stretto giro. L’ultima parola spetta alla premier Giorgia Meloni e ai suoi due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, ma ci sarebbe già un accordo sull’impianto generale.
Il testo – I collegi uninominali previsti dall’attuale legge, il Rosatellum, saranno superati in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza (di 70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla coalizione che supera il 40%. Se le coalizioni in campo non dovessero raggiungere la soglia, scatterà il ballottaggio tra le prime due coalizioni. Ma solo se avranno ottenuto tra il 35% e il 40% dei voti. Sistema che non convince Lega e Forza Italia, ma piace a Fratelli d’Italia. Anche perché si deve ancora ragionare e trattare su come suddividere l’eventuale premio di maggioranza tra le diverse anime della coalizione.
Soglia di sbarramento e preferenze – Nonostante la nascita di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, la soglia di sbarramento per i partiti non alleati sarebbe del 3%, con il recupero del miglior “perdente”. La Repubblica riporta, però, che il ministro Luca Ciriani di Fratelli d’Italia non ha escluso di alzarla al 4%. Altro punto su cui il centrodestra dovrà trovare un accordo è quello delle preferenze. Meloni vorrebbe reintrodurle, ma Salvini e Tajani frenano. E al momento prevale la linea dettata dai vicepremier. La presidente del Consiglio è convinta che le preferenze permetterebbero agli elettori di sentirsi più partecipi: con l’eliminazione dei collegi uninominali, chi vota avrebbe la sensazione di recarsi alle urne solo per ratificare le scelte fatte dai partiti. Insomma, non l’ideale per attrarre i tanti che negli ultimi anni hanno faticato a entrare in cabina elettorale. Non è escluso che Fratelli d’Italia presenti la proposta come emendamento.
La scelta del premier – Meloni pare aver tuttavia rinunciato ad inserire il nome del candidato premier di coalizione direttamente sulla scheda elettorale. Potrà essere messo nel programma da presentare al Viminale. Se reso obbligatorio, potrebbe diventare un problema di non poco conto per le opposizioni, che dovrebbero trovare un accordo per stabilire quale leader rappresenterà l’intera coalizione. I parlamentari del Pd non avrebbero ancora voluto vedere le carte sulla nuova legge elettorale. Per i dem, seguiti al Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, il governo starebbe cercando di distogliere l’attenzione dal referendum. E l’opposizione tutta, prima di parlare di ballottaggi e candidati premier, attende proprio il risultato del voto del 22-23 marzo.




