«Penso che sia finita». L’ennesima frase lapidaria del presidente statunitense Donald Trump segna la fine, per ora, del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Nella notte tra 7 e 8 luglio il Comando centrale Usa ha confermato di aver ripreso gli attacchi contro il paese dei Pasdaran, che ha risposto colpendo le basi americane in Kuwait e Bahrein. Ora, salvo nuovi dietrofront, la guerra israelo-statunitense contro l’Iran sembra riprendere e i mercati hanno già reagito registrando un’impennata dei prezzi del petrolio e il calo dei listini.

I nuovi attacchi – I raid statunitensi contro l’Iran hanno colpito 80 obiettivi militari uccidendo un soldato della marina iraniana: si tratta di «sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nello stretto e nelle sue vicinanze», ha spiegato il Comando centrale statunitense. Una risposta ai colpi sferrati il 7 luglio contro tre petroliere nello stretto di Hormuz, che secondo i Paesi del Golfo sarebbero da imputare a droni di Teheran. La reazione è arrivata con uno scambio di attacchi tra pasdaran e alcuni paesi del Golfo. Subito dopo l’attacco statunitense i guardiani della rivoluzione iraniana hanno lanciato nuovi raid contro le basi statunitensi in Bahrein e Kuwait, che ha reagito con i droni intercettati dalle difese aeree iraniane. Un contro attacco condannato dall’Oman, che chiede di dare priorità alla strada diplomatica.

Il vertice Nato – Donald Trump ha dato l’ordine di attacco da Ankara, dove si trova per il vertice annuale della Nato. Dal palco in Turchia Trump è tornato ad accusare gli alleati e l’Iran. «Sono persone pessime» ha detto il presidente dei vertici iraniani, prima di tornare sul tema delle basi militari in Italia. Parlando con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, Trump ha detto che l’Italia avrebbe fatto molto male a non concedere le basi militari per attacchi contro Teheran e che la casa bianca si è sentita tradita dagli alleati. Ma Rutte ha di nuovo tentato di ricucire con il tycoon: «L’Iran sta violando la tregua con l’attacco alle navi, gli Usa dovevano reagire con forza», ha detto.

La reazione dei prezzi – Come già successo dall’inizio della guerra a febbraio, le borse hanno subito risposto registrando un aumento dei prezzi del petrolio e un calorie listini. I principali indici di mercato del petrolio (Brent e Wti) sono aumentati del 6,1% e 6,3%, arrivando fino ai 79 dollari al barile. Non solo il petrolio, ma anche il prezzo del gas è aumentato del 5,8% a causa di un attacco ucraino contro il condotto Blue Stream, che porta gas dalla Russia alla Turchia.

Stop al greggio – Ma il primo aumento del 5% sul petrolio c’era già stato nella serata del 7 luglio, quando Washington aveva annunciato la revoca della licenza concessa all’Iran a giugno per la vendita e la distribuzione del greggio. È successo poche ore prima dell’attacco contro le strutture militari di Teheran, la prima ritorsione statunitense agli spari contro le navi nello stretto di Hormuz.