Nel 1956 Cortina ospitava i Giochi invernali e apriva l’Italia al mondo per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale. Oggi, nel 2026, le Olimpiadi tornano a Cortina. Ma c’è una novità non di poco conto, oltre ai 70 anni di distanza: quello di quest’anno è il primo evento a cinque cerchi diffuso, con gare sparse tra Milano, Livigno, Bormio e Anterselva. La manifestazione del 1956 ha lasciato all’Italia un’aria di novità, ha riportato in casa i turisti e ne ha rilanciato l’immagine sul piano internazionale. E quella del 2026, che eredità lascia? Una riposta è stata cercata durante l’evento organizzato da Università Statale e Sole 24 Ore, “Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026: la legacy culturale ed economica”.

L’eredità materiale – «Queste Olimpiadi sono le prime a essere organizzate su diverse sedi», ha spiegato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, «Abbiamo voluto distribuire i diversi impianti sportivi anche per evitare di avere in futuro tante cattedrali nel deserto. Il 14% degli interventi è stato fatto per migliorare e rendere più funzionali strutture già esistenti. Un’altra importante fetta di investimenti è stata dedicata a reti stradali e ferroviarie. I Giochi sono stati l’acceleratore per interventi che il territorio ci richiedeva da anni». Una strategia inedita, ma che si sta già in parte rivelando vincente. Tanto che il modello di Milano Cortina è già stato preso come esempio da chi dovrà organizzare le prossime Olimpiadi invernali, cioè i francesi. Lo sottolinea durante l’evento Giovanni Malagò, presidente di Fondazione Milano-Cortina: «In Francia hanno pensato di concentrare tutta la parte di gare indoor sulla Costa Azzurra. E di far svolgere le competizioni outdoor, gli sport sulla neve, sulle Alpi francesi. La nostra idea di allargare l’Italia e far conoscere più località al mondo sembrava folle. Invece è stata mutuata».

Il lascito invisibile – «La legacy di questi Giochi va valutata non solo guardando alle opere realizzate e ai tanti risultati sportivi raggiunti, ma nella capacità di generare valore duraturo per la società e il territorio», ha detto la Rettrice della Statale Marina Brambilla. Ed è infatti quell’eredità meno apparente che dirà se queste Olimpiadi hanno avuto o meno un effetto benefico per il Paese. Ad esempio Milano-Cortina ha creato 36mila posti di lavoro, molti dei quali ricoperti da volontari ora formati per accedere a posizioni nel turismo e l’organizzazione eventi.
Sia Malagò che Fontana hanno sottolineato come i Giochi siano stati l’occasione per far conoscere il territorio a diversi tour operator internazionali. «Prima delle Olimpiadi, in Valtellina il turismo era prettamente europeo. Oggi il 27% dei turisti nella zona è statunitense: un mercato prima sconosciuto è ora diventato accessibile», spiega il presidente lombardo. C’è poi un altro tipo di lascito. Quello più valoriale, come sottolinea anche la rettrice Brambilla: «Le Olimpiadi sono occasione di cooperazione tra diversi settori. Sono una prova di coesione. Rinsaldano connessioni, progettualità comune e senso di appartenenza nei cittadini». Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha detto che organizzare i Giochi ha permesso di «accorciare le distanze tra diverse comunità». Ed è vero, conferma la presidente del Consiglio comunale di Milano, Elena Buscemi: «Sarebbe bello, però, se questo genere di collaborazione diventasse centrale anche nel quotidiano. Questo evento ci ricorda l’importanza del dialogo e del confronto per poter andare avanti».