Non esiste un buon piatto senza sale e pepe, non esiste manifestazione sportiva senza gossip e polemiche. I Giochi Olimpici, nati quasi 3mila anni fa in onore di Zeus – la divinità più famosa proprio per i suoi tradimenti, le vendette e i capricci -, non fanno eccezione. Tra ricordi di famiglia, retroscena amorosi e discussioni politiche, alle Olimpiadi non serve essere un calciatore per diventare un’icona popolare. Cathy Freeman, velocista australiana specializzata nei 400 metri piani e vincitrice di due medaglie olimpiche, una volta ha dichiarato: «La pista è il mio palcoscenico». L’edizione invernale di Milano Cortina sta facendo spettacolo anche al di fuori delle piste e dei palazzetti.

Contro i messaggi politici – Spesso si sottolinea come lo sport debba essere, o diventare, veicolo di messaggi sociali e politici. A partire dall’«importante è partecipare» del barone Pierre De Coubertin (il fondatore dei Giochi moderni), fino ai premi fair-play per le squadre più leali e alla campagna «No to racism» promossa da Fifa e Uefa. Alle Olimpiadi invernali, invece, un casco da sketelon è stato considerato veicolo di propaganda politica e ha portato alla squalifica dell’ucraino Vladyslav Heraskevych. L’elmetto protettivo indossato dal favorito della disciplina di scivolamento non aveva scritte, bensì le immagini di 21 atleti ucraini uccisi nella guerra con la Russia. Per il Cio, il Comitato olimpico internazionale, ciò rappresenta una violazione del principio di neutralità. Occorre inoltre notare che la nazione guidata da Vladimir Putin non partecipa alla manifestazione iridata. Heraskevych si è difeso sostenendo che il casco non viola alcuna regola, sulla stessa linea anche la slittinista connazionale Olena Smaha, che ha portato un messaggio sul proprio guanto: «Ricordare non è una violazione». Il Comitato olimpico ucraino ha fatto ricorso contro il divieto e il presidente Volodymyr Zelensky ha ringraziato gli atleti per le loro azioni.

Tradizione di famiglia – Il ricordo è stato al centro anche dell’esibizione di Maxim Naumov, pattinatore statunitense che a Milano Cortina ha esordito sul palcoscenico iridato. Al termine della gara, Naumov ha mostrato la fotografia dei suoi genitori, Evgenia Shishkova e Vadim Naumov, ex campioni mondiali nel pattinaggio di coppia e deceduti il 25 gennaio 2025 in un incidente aereo negli Stati Uniti. Come riportato da Open, il figlio d’arte ha raccontato le sensazioni che hanno accompagnato il suo esordio: «Era come se una mano mi sfiorasse la schiena, spingendomi in avanti. Percepivo i miei genitori guidarmi da un elemento all’altro, (…) una sensazione diversa da qualsiasi altra abbia mai provato». Mamma e papà, scomparsi in seguito alla collisione tra il volo 5342 dell’American Airlines con un elicottero militare vicino all’aeroporto Ronald Reagan, sono simbolicamente tornati sul ghiaccio insieme al figlio. «Guardate cosa siamo riusciti a fare», ha detto Naumov alzando gli occhi al cielo al termine della sua performance.

Un sottofondo pericoloso – Di fianco al rumore delle polemiche, a disturbare atleti e pubblico ci sono anche i droni Fpv, usati per riprendere gli sportivi con inquadrature dinamiche e adrenaliniche. Sui social media, il ronzio dei quadricotteri è stato paragonato alle vuvuzela divenute celebri durante il mondiale di calcio in Sudafrica. La vicinanza dei droni ai microfoni avrebbe creato un sottofondo sonoro metallico con un duplice effetto: rovinare l’esperienza sensoriale degli spettatori e la concentrazione dei protagonisti. Tale tecnologia era già finita nel mirino nel 2015, un anno dopo la sua introduzione nelle Olimpiadi di Sochi, quando un drone precipitato aveva quasi colpito la leggenda dello sci austriaco Marcel Hirscher. I 25 quadricotteri sono stati definiti sicuri e sono attivi soltanto in alcune zone delimitate. Nonostante ciò, alcuni atleti non apprezzano la loro presenza. Tra loro Lizzy Yarnold, campionessa di skeleton, ha evidenziato come basti un attimo di distrazione per causare pericolosi infortuni.

Alta infedeltà – Passando dal salute fisica a quella emotiva, una delle storie più raccontate negli ultimi giorni è quella del norvegese Sturla Holm Lægreid. Dopo aver conquistato la prima medaglia olimpica della sua carriera, la stella del biathlon ha stupito tutti durante la conferenza stampa: la gioia per la vittoria è stata accompagnata da una vera e propria confessione. «C’è però qualcuno che forse oggi non mi sta guardando. Sei mesi fa ho incontrato l’amore della mia vita, la persona più bella e gentile del mondo. Ma tre mesi fa ho commesso l’errore più grande e l’ho tradita», ha dichiarato Lægreid prima di scoppiare in lacrime. A partire da tali dichiarazioni – un sogno per ogni cronista presente -, le opinioni si sono polarizzate fra chi comprende e chi condanna il 28enne. La donna, il cui nome è rimasto sconosciuto per ragioni di privacy, ha poi commentato a Eurosport: «È difficile perdonare. Non ho scelto di essere messa in questa posizione ed è doloroso trovarmi qui». Nel biathlon, si percorrono tratti di pista come nello sci di fondo per poi arrestarsi alle postazioni di tiro col fucile, dove colpire il bersaglio può significare guadagnare secondi preziosi. Lægreid è prima scivolato nella tentazione, e i suoi colpi non sembrano stati grado di rimediare all’errore precedente.

Incontro di culture – A dicembre, la cucina italiana è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’Unesco. Eppure non piace a tutti. Gleb Smolkin danza sul ghiaccio insieme a Diana Davis con i colori della Georgia. I due sono compagni anche nella vita e si sono sposati nel 2022. La loro luna di miele sportiva al Villaggio Olimpico in Porta Romana, però, non è esattamente da favola. Intervistato da Fanpage.it, Smolkin ha sottolineato problematiche di vario genere. «Ci eravamo preparati al fatto che si tratta di un’esperienza che tempra il carattere. Bisogna affrontare con calma eventuali disagi (…) come la mancanza del numero giusto di letti», ha spiegato. All’arrivo di tutta la squadra, comunque, il problema era stato risolto. Smolkin non ha voluto fare polemiche: «A volte la luce si spegneva per mezza giornata, mancava l’elettricità. Ma non ci stupiamo. L’Olimpiade è una procedura enorme». Il disagio più grande per il pattinatore di figura, comunque, è proprio la cucina italiana: «A Pechino c’era lo stesso menu per due-tre settimane di fila, e per me era un po’ più difficile digerire il cibo asiatico. Con la cucina europea è un filo più semplice, ma la pasta inizia già a rivoltarmi lo stomaco piano piano», ha continuato. Anche da questo punto di vista, non ha però abbandonato l’ottimismo: «Hanno promesso di cambiare il menu ogni cinque giorni».