Non è (ancora) oro, ma l’Italia ha subito lasciato il segno. La discesa libera di Bormio ha regalato agli azzurri le prime due medaglie della spedizione olimpica: argento per Giovanni Franzoni e bronzo per Dominik Paris. Una prova che entra di diritto nella storia: in questa disciplina l’Italia non aveva mai portato due atleti sul podio. La neve di casa non è bastata per strappare l’oro, a mettersi tra gli azzurri e la vittoria è stato uno straordinario Franjo Von Allmen. Lo svizzero ha domato l’iconica pista Stelvio tagliando il traguardo in 1:51:61.
Gli azzurri splendono – Il gradino più alto del podio è sfuggito per soli 20 centesimi. A tenere i tifosi azzurri col fiato sospeso fino all’arrivo ci ha pensato Franzoni. Il giovane talento bresciano è sbocciato in questa stagione: terzo posto nella discesa libera di Wengen, vittoria nella mitica Streif di Kitzbuhel, e per poco non otteneva l’oro al suo esordio alle Olimpiadi. Dopo questi risultati non può più essere considerato un outsider, per aggiudicarsi la vittoria nell’alta velocità d’ora in avanti bisognerà fare i conti con Franzoni. In testa fino al salto del muro di San Pietro, ha poi perso terreno nei confronti di Von Allmen a La Konta (il tratto finale della pista).
Discorso completamente diverso per Dominik Paris. Il Kinghiale, così viene soprannominato, è una leggenda dello sci alpino: 24 vittorie in Coppa del Mondo e la sfera di cristallo del Super-G nel 2019. Paris e la Stelvio vivono una relazione d’amore indissolubile: il ragazzo cresciuto in val d’Ultimo vi è arrivato a vincere sette volte. Mai nessuno come lui. L’azzurro è partito fortissimo nella discesa libera olimpica, alla curva al termine del Canalino Sertorelli il tachimetro ha segnato i 150 km/h. Paris, così come Franzoni, è stato in testa fino al muro di San Pietro. Da lì in avanti Von Allmen è stato imbattibile (50 centesimi il distacco finale). Un inchino dopo il traguardo, un saluto alla sua amata Stelvio, alla sua ultima Olimpiade. Il debuttante e il veterano, entrambi alla prima medaglia olimpica in carriera.
La coppia della velocità – Se l’erano detti prima del cancelletto «Sarebbe bello essere assieme sul podio» e così è stato. «Non ho avvertito la tensione nei giorni scorsi, ma ho cominciato a sentirla man mano che si avvicinava la gara», ha raccontato Franzoni. «In partenza avevo le gambe dure, poi ho visto i “temponi” degli svizzeri e mi sono detto ‘stavolta ce ne vuole per batterli’. Sono partito deciso e ho fatto tutto giusto tranne un passaggio non pulitissimo alla Carcentina. Mai avrei immaginato a inizio stagione un giorno così».
Emozionatissimo Dominik Paris dopo l’arrivo: «È il miglior momento della mia carriera. Credo fosse la mia ultima opportunità olimpica soprattutto perché correvo su questa pista che amo. Sentivo i tifosi in modo speciale, mi hanno accompagnato in tutta la mia carriera. Lo ricorderò per sempre. Questo bronzo chiude il cerchio».
I delusi – Il più deluso di tutti è senza ombra di dubbio Marco Odermatt. Lo svizzero è al momento l’altelta più forte dello sci alpino e i risultati lo dimostrano: quattro vittorie consecutive della Coppa del Mondo generale. Non si è nascosto, come è solito fare: «Punto subito all’oro nella discesa libera». Il cronometro, però, non è stato d’accordo: Odermatt è arrivato quarto a 20 centesimi dal podio. «È davvero uno schifo. Il quarto posto ai Giochi Olimpici è il peggior piazzamento che si possa avere. Sono molto deluso».
Ci si aspettava di più anche dagli altri due italiani in gara: Mattia Casse e Florian Schieder, rispettivamente undicesimo e diciassettesimo.
Sia come sia, la gara regina della velocità saluta l’Olimpiade, che meglio per l’Italia non poteva iniziare.




