Matthew Smith ha scritto un’altra pagina romantica dello sport olimpico, in particolare di quello invernale, dopo la leggendaria cavalcata di Eddie “the Eagle” Edwards e della squadra giamaicana di bob. In tre anni è passato da non aver mai messo gli sci ai piedi a partecipare alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina nello sci di fondo, un traguardo incredibile per chi non ne conosce la storia. È iniziato tutto tre anni fa in Norvegia, dove Smith era appena tornato dopo aver viaggiato per il mondo.

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Un pensionato troppo giovane – Nato a Johannesburg in Sud Africa nel 1990, Matthew Smith si è trasferito a otto anni nel Regno Unito, per poi vivere dal 2017 al 2020 in Norvegia, dove ha conosciuto la sua attuale compagna e fondato una facoltosa società tecnologica. Dopo averla venduta ha girato un po’ il mondo per poi tornare in Sudafrica, dove gli agi di una vita da pensionato d’oro lo stavano imbolsendo. «Ho iniziato a fare la vita di un pensionato, ma avevo appena trent’anni!», racconta Smith, che per ovviare a questa condizione ha iniziato ad allenarsi per un Ironman – competizione composta da tre discipline in cui si nuota per 4 chilometri, si pedala per 180 e poi si corre una maratona – completato appena prima di tornare in Norvegia. Lo spostamento poi è stato immediato: l’ironman era complesso da preparare alle temperature del nord Europa e «La scelta», racconta sempre Smith, «era tra l’ibernazione e l’adattamento. Pensai a come facevano i norvegesi e la risposta fu che facevano sci di fondo, così iniziai anche io».
La strada verso Milano Cortina – Ed è qui che è nata l’ambizione di provare ottenere l’unico posto disponibile assegnato alla propria federazione di sport invernali per l’Olimpiade italiana. Dopo aver verificato che il Sudafrica avesse effettivamente una sezione della federazione sportiva nazionale dedicata, ha iniziato ad allenarsi con il messicano Allan Corona, ex triatleta e suo coetaneo, e a occuparsi delle questioni burocratiche legate ai rapporti con la federazione: «Per cominciare, dovetti mostrare loro i tempi delle mie maratone, spiegare che non ero proprio l’ultimo arrivato». L’impegno si rivelò immediatamente a tutto tondo: Smith non doveva solo ottenere tempi consoni ad un atleta quanto meno semi professionista, ma anche imparare quanto fosse importante sciolinare gli sci, come riuscire a stare in equilibrio, quali fossero i materiali più adatti al nuovo sport che aveva deciso di praticare. Una volta fatto questo, a Smith serviva fare un certo numero di punti in determinate gare in vista delle Olimpiadi, gare che si dividevano in tecnica classica e tecnica libera, ovvero le due divisioni canoniche dello sci di fondo. Questo sport si può infatti fare sia in tecnica classica (nei binari) che in tecnica libera (anche nota come “pattinata” o “skating”). E così è anche per l’alternativa estiva allo sci: lo skiroll, che si fa su asfalto con degli sci su rotelle (degli sci-su-rotelle, non dei pattini) che replicano i movimenti dello sci di fondo.
Da Trondheim a Predazzo – Mr. Energy – il soprannome che gli era stato affibbiato ai tempi della società tecnologica norvegese – inizia con i Mondiali di fondo di Trondheim, in Norvegia, nel marzo 2025. Arrivato 136esimo, ottenne un posto tra i 113 partenti della 10 chilometri olimpica di Tesero, mentre fuori dalla pista si avvicinò ai social e al giro del fondo agonistico. Qui conosce Federico Pellegrino, il miglior fondista italiano, che accetta di andare ospite nel suo podcast quando era ancora uno sconosciuto. Non sempre sono state positive però le reazioni a questa sua “impresa” olimpica: circa un mese fa, per esempio, Smith ha parlato con i due atleti professionisti e host del podcast Skirious Problems, il britannico James Clugnet e l’austriaco Mika Vermeulen, proprio della sua partecipazione. Secondo i due, i criteri che permettono al sudafricano di essere alle Olimpiadi sono troppo laschi, perché paesi che producono un numero maggiori di grandi atleti (soprattutto la Norvegia) hanno un numero ridotto di posti secondo il criterio delle quote olimpiche. La Federazione internazionale infatti, assegna ai diversi paesi un numero preciso di posti alle Olimpiadi qualora si raggiungano specifici criteri. La Norvegia, che potrebbe tranquillamente portare trenta atleti tra i migliori al mondo nello sci di fondo, si trova con una squadra composta da quattro atleti – tra cui il plurimedagliato Klaebo – solo tre in più del Sudafrica, o dell’Ecuador, della Mongolia, dell’Arabia Saudita o della Thailandia, tutte rappresentate nella 10km dai propri atleti più o meno improvvisati.

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Risultati – Al netto della definizione di “turista olimpico” con cui è stato apostrofato da un ascoltatore del podcast sopracitato, Smith è riuscito nell’impresa che si era prefissato, partecipare alle Olimpiadi partendo da zero. Ha terminato la gara al posto numero 108, tre posizioni dietro al suo amico e allenatore Corona e tre posizioni davanti all’ultimo posto, occupato da un atleta dell’Ecuador. Ci ha impiegato 9 minuti e 30 secondi più di Johannes Klaebo, al suo terzo oro in questi Giochi nelle discipline dello sci di fondo. Una soddisfazione che ha un sapore leggendario e che da domani lo vedrà impegnato nella sua prossima sfida: diffondere la pratica degli skiroll in Sudafrica, e prepararsi per la Marcialonga, lo storico evento di fondo su un percorso di 70 chilometri da Moena a Predazzo.




