È sempre Franjo. Von Allmen fa tripletta e regala il terzo oro consecutivo alla Svizzera: discesa libera, combinata e adesso è la volta del Super-G. Nessuno ha domato le ondulazioni della pista Stelvio come lui. Il classe 2001 è diventato il terzo sciatore alpino di sempre a vincere tre ori nella stessa edizione dei Giochi Olimpici dopo Toni Sailer (1959) e Jean-Claude Killy (1968). Il podio è completato dallo statunitense Ryan Cochran-Siegle (+0.13) e dallo svizzero Marco Odermatt (+0.28). Il dominatore della classifica generale di Coppa del Mondo continua a soffrire il connazionale Von Allmen: da voler vincere tutto a vedersi rubata la scena.
Nulla da fare per l’Italia: Giovanni Franzoni è arrivato sesto, mentre Dominik Paris ha terminato la sua gara dopo poche porte perché gli si è staccato uno sci. Saluta l’Olimpiade Christof Innerhofer.

Franjo von Allmen con l’oro (foto EPA/Guillaume Horcajuelo)

Com’è la pista? – La Stelvio è sempre la Stelvio, ma questa volta l’abbiamo vista in un’altra versione. La differenza principale con la discesa libera è la partenza abbassata, all’altezza della Fontanalonga. Da Von Allmen a Von Allmen, rispetto alla gara del 7 febbraio, questa dura circa 30 secondi in meno (lo svizzero ha concluso in 1:25:32). Il tracciatore è stato Lorenzo Galli, che ha puntato su linee molto dirette, favorendo così i velocisti: 46 porte, 42 curve e una velocità media attorno ai 100 km/h. Nella notte a Bormio ha nevicato e questo ha portato a un lavoro aggiuntivo sul tratto finale della pista nelle prime ore del mattino. L’obiettivo era quello di rendere la neve più compatta e di conseguenza più veloce. Questa condizioni hanno favorito i primi pettorali a scendere, perché poi la neve si è segnata e fare un buon tempo è diventato più difficile.

La gara – Non c’è nulla da fare, in questi giorni a Bormio il più veloce è Von Allmen. La sorpresa, ma fino a un certo punto – visto che ha vinto il Super G di Bormio nel 2020 e soprattutto l’argento alle Olimpiadi di Pechino – è Cochran-Siegle. Lo statunitense ha approfittato del pettorale numero tre e ha sfiorato l’oro per tredici centesimi. La delusione, per lui è veramente così, è il bronzo di Odermatt. Lo svizzero puntava a vincere ogni competizione e invece tornerà a casa con “solo” due medaglie. Povero lui…

Christof Innerhofer saluta la sua ultima gara alle Olimpiadi (foto EPA/Guillaume Horcajuelo)

Il primo italiano a scendere è stato Christof Innerhofer, 41 anni, alla sua quinta partecipazione ad una Olimpiade. Il vincitore della discesa libera di Bormio nel 2008 cercava probabilmente l’ultima scintilla della carriera. È partito con il pettorale numero quattro, ma a causa di un po’ di imprecisioni – soprattutto dalla Carcentina in giù – non è riuscito a sfruttare il vantaggio di una pista in ottime condizioni e ha chiuso undicesimo.
La spinta del pubblico di casa è cresciuta ancora di più quando è sceso Giovanni Franzoni, l’uomo del momento per lo sci alpino azzurro. Il giovane bresciano è partito forte, infatti al primo intertempo era in luce verde, dalla carcentina fino a la Konta ha faticato, per poi tornare nell’ultimo tratto a sciare ai livelli di Von Allmen. Franzoni ha chiuso sesto a 63 centesimi dall’oro e a soli 35 centesimi dalla medaglia.
Per Innerhofer sicuramente, ma anche per Dominik Paris il Super G di Bormio sembrerebbe essere stato l’ultimo ballo all’Olimpiade. Il “Kinghiale” ha festeggiato – e non poco – dopo il bronzo conquistato nella discesa libera. Questa volta però la sfortuna gli ha detto contro, dopo poche porte dalla partenza lo sci destro non ha retto in una compressione e si è staccato. Paris era visibilmente scocciato, incredulo che uno sci preparato a questi livelli potesse staccarsi così facilmente. Nulla in ogni caso gli ha impedito di passare dall’arrivo a prendersi un meritato, anzi meritatissimo, abbraccio dal pubblico della Stelvio. La sua casa per oltre 14 anni, sette vittorie: nessuno come lui.

Dominik Paris all’arrivo (foto EPA/Guillaume Horcajuelo)

Reazioni – Il grande vincitore, che ha cannibalizzato lo sci alpino maschile, è rimasto umile dopo la discesa, promettendo: «Rimarrò me stesso. Oggi ho avuto un po’ di fortuna con il numero di partenza e la neve che è diventata un po’ più lenta. La sorte in questi Giochi è stata un po’ dalla mia parte».
Una chiusura amara invece per Innerhofer, il brunicense dà l’addio alle Olimpiadi fuori dalla top ten: «Uno vorrebbe sempre di più, poi guardando la classifica il secondo più vecchio ha cinque anni in meno di me. E’ stato bello già essere qua ma non mi accontento, perché quando sono davanti al cancelletto voglio fare bene, speravo di entrare nella top 6». Nonostante non sia soddisfatto della gara disputata, Innerhofer ha espresso tutto il suo orgoglio: «Penso di essere stato l’unico a credere veramente alla possibilità di essere qui, e di questo sono orgoglioso: c’è chi nella vita si sente vecchio a 40 anni, ma è bello vedere se hai passione fino a quando puoi competere con i giovani». Anche Dominik Paris non è più un emergente e ci teneva molto a questa gara: «Si è sganciato lo sci e non ho capito il perché, non doveva succedere», ha spiegato il sudtirolese. «Peccato, oggi sono stato sfortunato e non ho potuto neanche dimostrare quello che sono capace di fare. Sarebbe stato un buon tracciato per me». Nell’aria prima dell’inizio della gara c’era la percezione che anche per “Domme” potesse essere l’ultimo giro di danze, ma il 36enne ha tenuto la porta aperta per il futuro: «Non posso dire adesso se si tratterà della mia ultima gara olimpica, visto che Innerhofer ha gareggiato oggi e ha cinque anni più di me. Vediamo con fisico e testa, adesso mi concentrerò sulla Coppa del Mondo».