A rompere il fronte delle versioni fornite dalla proprietà è Predrag Jankovic, addetto alla sicurezza in servizio la notte di Capodanno nel locale di Crans-Montana in cui è scoppiato l’incendio che ha ucciso 41 persone. Ascoltato dalla polizia cantonale di Sion, l’uomo ha dichiarato di aver sentito direttamente un ordine preciso: mantenere chiuse le porte secondarie e consentire l’accesso solo dall’ingresso principale. Secondo la sua testimonianza, la disposizione sarebbe stata impartita da Jessica Moretti durante una conversazione con due collaboratori. La motivazione sarebbe stata quella di evitare ingressi senza pagamento. Una ricostruzione che contrasta con quanto finora sostenuto dai titolari, che avevano parlato di uscite sempre accessibili.
Versioni opposte – La distanza tra le dichiarazioni è netta. La proprietà aveva escluso blocchi alle uscite di servizio e di sicurezza, definendo inspiegabile qualsiasi chiusura. Jankovic, invece, afferma che la consegna fosse chiara e condivisa. Il punto è centrale nell’economia dell’indagine: la porta di servizio al piano terra risultava sbarrata, mentre un’altra uscita sarebbe stata ostruita. Elementi che, se confermati, potrebbero incidere in modo determinante sulla valutazione delle responsabilità penali.
La logica dell’incasso – Nel verbale emergono anche dettagli sulla gestione degli ingressi. Il compito di Jankovic era controllare i documenti e impedire l’accesso agli under 16, come previsto dalla normativa elvetica. Tuttavia, avrebbe ricevuto indicazioni differenti in presenza di tavoli con consumazioni rilevanti: in quei casi, l’età passava in secondo piano.
Senza contratto – La posizione del buttafuori è particolare: testimone chiave ma anche parte offesa. Ha riportato ustioni a mani, volto e testa; il collega Stefan Ivanovic, suo compaesano, non ce l’ha fatta. Jankovic lavorava per una società di sicurezza ingaggiata per la serata, ma non aveva firmato alcun contratto formale. Il compenso, riferisce, sarebbe stato in contanti e definito a fine turno.
Le telecamere – Sul piano giudiziario, la procura di Sion ha comunicato il versamento di una cauzione da 200 mila franchi da parte di Jessica Moretti. Intanto gli inquirenti hanno recuperato le registrazioni delle telecamere interne del Constellation, comprese immagini successive all’1.23, orario che inizialmente si riteneva fosse l’ultimo minuto utile. Quei filmati potrebbero offrire un riscontro oggettivo alle parole ascoltate in aula.




