Gli ispettori del ministero della Giustizia andranno al Tribunale dei Minori dell’Aquila per il caso della famiglia nel bosco. «C’è un’ispezione che sta disponendo il ministro Nordio». Lo ha dichiarato ieri, domenica 8 marzo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata da Mario Giordano a “Fuori dal Coro”. Parole che arrivano nei giorni in cui potrebbe essere decisa l’adozione dei tre minori e a due settimane dal referendum per la giustizia. L’istruttoria del ministero, limitata all’esame della documentazione, era già stata avviata lo scorso novembre, quando era stata sospesa la responsabilità genitoriale della coppia anglo-australiana.
L’ordinanza – Giovedì scorso il tribunale dei minorenni ha deciso di allontanare la madre Catherine Birmingham dai suoi figli con cui viveva in una struttura protetta a Vasto. Sabato li ha potuti vedere in videochiamata. Per protestare contro questa decisione uno dei genitori potrebbe cominciare uno sciopero della fame e, in parallelo, gli avvocati della difesa stanno preparando il ricorso contro l’ordinanza di allontanamento.
Cambio di abitazione – I bambini dovrebbero essere trasferiti in un altro centro per due ragioni. Il testo di una precedente ordinanza prevede il «ricollocamento» dei minorenni, decisione che potrebbe tuttavia essere rivista alla luce dell’allontanamento della madre, che avrebbe creato tensioni nelle relazioni all’interno della struttura. Inoltre, sono gli stessi gestori del centro che hanno chiesto di chiudere il rapporto con la famiglia nel bosco, anche per l’eccessiva mediaticità della vicenda.
L’ira di Meloni – «Quello che sta succedendo nel caso della famiglia nel bosco mi sta lasciando senza parole» ha dichiarato al programma televisivo di Rete 4 la premier. Che sulla decisione di allontanamento della madre ha espresso forti critiche: «Penso che questa sia una decisione che non faccia stare meglio questi bambini e che infligga loro un altro pesantissimo trauma. Ma lo Stato non ti può togliere i figli perché non condivide il tuo stile di vita. E nessuno può fare nulla».
Referendum – È stata la stessa Meloni a collegare questo caso al referendum sulla giustizia, sostenendo che, se passasse il Sì alla riforma, certi problemi sulla presunta ideologizzazione dei magistrati sarebbero risolti. «Si dice di votare No per dare un segnale al governo, ma i cittadini, se vogliono, tra un anno ci possono cacciare, quindi io se sbaglio pago. Qui invece non succede nulla». La presidente del Consiglio si è spinta poi a fare un appello al voto: «Chi non è d’accordo con queste decisioni surreali potrebbe andare al referendum e votare Sì in massa, anche perché questa è l’unica occasione per gli italiani per dire a certa magistratura che non condivide queste decisioni». La tregua allo scontro con la magistratura invocata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nemmeno tre settimane fa è già un lontano ricordo.




