«Non sarete voi a definire il vostro consenso». Si è aperto con questo striscione il corteo del 9 marzo a Milano, partito verso le 10 da largo Cairoli e terminato in piazza Oberdan. Un migliaio di ragazze e ragazzi ha aderito alla manifestazione transfemminista promossa da “Non una di meno“, dalle organizzazioni studentesche e sigle sindacali nel giorno dello sciopero generale nazionale di 24 ore. Al centro, la parità di genere, la rivendicazione dei diritti delle donne a fronte di una società in cui si rilevano disparità salariale e una «cultura maschilista, misogina e patriarcale, che si traduce in frequenti episodi di violenza e discriminazione delle donne», come scrivono i sindacati. Tra i motivi del dissenso, anche le recenti modifiche della senatrice Giulia Bongiorno al disegno di legge contro la violenza sulle donne e il ddl sicurezza.

Un manichino con le fattezze di Trump in fiamme in occasione dello sciopero transfemminista, 9 marzo 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Contestati – Bill Gates, Jeffrey Epstein e Donald Trump sono stati protagonisti dei cori e degli striscioni che hanno sfilato per le vie del centro. In piazza Repubblica, a pochi passi dal consolato americano, un gruppo di manifestanti ha bruciato un fantoccio del presidente Usa mentre venivano mostrate le immagini di Trump insieme all’ex finanziere Jeffrey Epstein. Contestato davanti alla sede di Microsoft, anche per la vendita di tecnologie a Israele, Bill Gates è stato definito «Miliardario bastardo», «Pedofilo stupratore» e «Speculatore di dati». Al passaggio del corteo davanti all’Ospedale Fatebenefratelli, un gruppo di sei ragazze ha mostrato la frase “My body my choice” scritta sulle loro pance, tra le critiche urlate al megafono al ministro dell’istruzione e del merito  Giuseppe Valditara. 

Il corteo – Il passaggio del corteo, prevalentemente di studentesse e studenti, ha visto coinvolti anche i passanti e i residenti affacciati dai balconi. Dagli uffici alle scuole, hanno applaudito e ballato sulle note di Raffaella Carrà. Nonostante il dispiego di forze dell’ordine, la manifestazione è stata pacifica e senza scontri con i poliziotti che hanno scortato a diversi metri di distanza i partecipanti. Le uniche trasgressioni: qualche fumogeno rosa, vernice dello stesso colore sull’asfalto, a formare la frase «El violador eres tu» e mimose buttate per terra, per ribadire ancora una volta «non fiori ma diritti». A fare capolino nella folla, anche tante bandiere della Palestina e di One Piece. «Si chiudono due giorni bellissimi», hanno detto le organizzatrici al termine del corteo. Domenica 8 marzo, in occasione della festa della donna, hanno sfilato a Milano 10 mila persone chiedendo disarmo e urlando il loro no alle guerre e al patriarcato.