Reduce da un turno notturno, Jonathan Rivolta ha dormito fino a tardi. Mancava poco all’ora di pranzo quando qualcuno ha suonato il campanello di casa sua a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. Immerso nel sonno profondo, non l’ha sentito, come ha lui stesso raccontato. Alla porta, la mattina del 14 gennaio, non c’era un amico o un parente ma due ladri, che volevano assicurarsi della sua assenza. Quando Rivolta poi si è alzato, questi erano già in cucina. Avrebbero iniziato a prenderlo a calci e pugni fino a che il 33enne non sarebbe riuscito a colpirne uno al petto con un coltello da trekking: Adamo Massa, 37 anni, morto poco dopo all’ospedale di Magenta.
La corsa in ospedale – Ad abbandonare il ladro davanti all’entrata del Pronto Soccorso sono stati i suoi complici, fuggiti in macchina con il ferito dopo lo scontro avvenuto in casa. Le sue condizioni però erano ormai troppo critiche per tentare un’operazione. L’uomo viveva in un campo nomadi in Corso Unione Sovietica a Torino e nel 2018 era stato arrestato per truffa. Circolata la notizia della sua morte, un centinaio di parenti e amici si sono presentati in ospedale, sfondando la porta dell’ingresso pedonale del Pronto Soccorso, cercando di raggiungere la stanza in cui si trovava il cadavere.
L’ipotesi di legittima difesa – L’inchiesta ora è stata affidata al pm di Busto Arsizio Nadia Calcaterra che ha già disposto l’autopsia e sentito Rivolta sulla dinamica dell’accaduto. Gli inquirenti dovranno accertare i presupposti della legittima difesa: in particolare quelli legati alla proporzionalità della reazione e alla percezione del pericolo. Intanto il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, che nel 2019 ha promosso e ottenuto una legge sulla legittima difesa più favorevole nei confronti di chi si difende, si è già pronunciato esprimendo la sua solidarietà nei confronti di Jonathan Rivolta.




