Tra una maglia di Paolo Maldini e una di Javier Zanetti, al San Siro Museum una mostra con le opere di Dario Mellone. Fino al 15 marzo, lo Stadio Giuseppe Meazza, a Milano, ospiterà “San Siro. Luogo di Arte, Cultura e Sport”. Un’iniziativa inserita nel palinsesto delle Olimpiadi Culturali Milano Cortina e di Milano Museo City 2026 e che mira a unire il mondo del pallone con quello del disegno e del giornalismo.

Chi era – Dario Mellone (Bologna, 1929 – Milano, 2000) è stato un grandissimo pittore e disegnatore italiano, per oltre trent’anni illustratore al Corriere della Sera. Arrivato nel capoluogo lombardo da bambino insieme ai suoi genitori, ottiene una maturità scientifica e si iscrive all’Accademia di Brera. Nel 1950 l’incontro decisivo con Dino Buzzati (uno dei più importanti scrittori e giornalisti italiani del ‘900), che gli offre di collaborare per la pagina della Domenica del Corriere. Incomincia così il suo rapporto di lavoro con il quotidiano, diventandone l’illustratore e disegnatore del giornale a partire dal 1967. Nel corso della sua vita non ha però mai smesso di coltivare la sua passione per l’arte, realizzando opere che raccontano principalmente la difficoltà dell’essere umano in un’epoca dal predominio tecnico e meccanico. Mellone muore il 23 dicembre del 2000. La sua scomparsa lascia un grande vuoto nel panorama culturale italiano, parzialmente colmato dalla nascita della Fondazione a lui intitolata. Realtà che si pone l’obiettivo di valorizzare e divulgare le opere dell’artista.
La mostra – Le opere di Dario Mellone occupano un intero lato del primo piano del San Siro Museum, a fianco delle magliette dei giocatori che hanno fatto la storia di Inter e Milan. La particolarità è che i cimeli storici del museo convivono con le tele dell’artista, in un dialogo serrato tra sport, arte e cultura. Da un punto di vista visivo, le pennellate di Mellone si abbinano a livello cromatico con alcune maglie delle Nazionali che sono passate a San Siro. Ecco
allora che il rosso si avvicina a Spagna e Danimarca, il bianco all’Inghilterra, il giallo al Brasile, il blu alla Francia e all’Argentina. Ma oltre alla parte più artistica, alla mostra un ampio spazio è dedicato alle illustrazioni dell’artista. Un vero e proprio giornalismo disegnato. Tra le tavole esposte, anche un lavoro che ha fissato nel tempo l’episodio da cui è nata l’idea della moviola: il gol-non gol di Gianni Rivera nel derby milanese del 1967, quando l’arbitro prima negò e poi concesse la rete dopo la segnalazione del guardalinee. Una tavola che, alla luce anche della nascita del VAR, testimonia l’avanguardia di Mellone. Capace di anticipare i tempi grazie all’uso della sua matita.
Le voci – «La sua espressione artistica è sempre attuale – dice Saverio Paffumi, presidente della Fondazione Dario Mellone -. Una personalità quasi preveggente di una verità interiore: la verità dell’animo umano in relazione alla mutazione del mondo che lo circonda, comprese macchine, robot e intelligenza artificiale». Secondo il curatore Andrea Ciresola, la mostra è un grandissimo esempio di
dialogo tra arte e sport: «Mellone si è occupato di comunicazione visiva dello sport in maniera moderna – afferma, quasi anticipando l’idea della graphic novel. Le sue tavole non fermano solo un attimo di un evento, ma raccontano una storia in movimento nello spazio di un foglio». L’altra curatrice della mostra Carola Annoni, sottolinea invece la doppia anima di Mellone: «Dimostra che si può essere sia artisti che vignettisti. Nel suo lavoro coglie l’attimo più importante della notizia, mentre nella pittura si allontana dalla cronica per portare lo spettatore in un mondo onirico, con figure che viaggiano in uno spazio parallelo».




