«Lo ha detto un dottore che mi devo abituare a stare male come tutte le altre persone». Il testo di Mattone di Angelica Bove è un grido di dolore che chiede di essere ascoltato. Da tutti, ma soprattutto da chi banalizza le sofferenze dei giovani o si rassegna troppo presto a non comprenderle mai.
Classe 2003, Bove è arrivata finalista a Sanremo Giovani, perdendo contro Nicolò Filippucci ma conquistando il premio della critica Mia Martini e quello della Sala stampa nella categoria Nuove Proposte. Ha scoperto quasi per caso, cantando nella vasca da bagno, la sua voce graffiante e profonda. Poi qualche cover su TikTok e, con il successo ottenuto sul social, l’approdo a X Factor nel 2023 nella squadra di Ambra Angiolini. Con l’inedito L’inverno, scritto da Tananai, Davide Simonetta e Paolo Antonacci, era arrivata in semifinale. A Sanremo Giovani era la sua seconda volta: La prima fu nel 2024 con La nostra malinconia, selezionata tra i 24 sfidanti, poi eliminata in finale. Ma la 22enne romana non si è arresa e così quest’anno è riuscita a staccare il suo biglietto per l’Ariston.

Il Mattone del lutto – Mattone è un brano intenso ma dotato di una potenza immediata. Arriva grazie al testo che affronta il dramma di un lutto, anzi di due. La cantautrice è infatti rimasta orfana di entrambi i genitori a distanza di poco tempo, quando aveva 18 anni. Come lei sono rimasti soli anche i suoi quattro fratelli, il maggiore e gli altri tre nati con lei da una gravidanza quadrigemellare. Ma la forza della canzone passa anche dalla vocalità, che rivela un talento emozionale raro nel panorama italiano di oggi. Sarà il timbro roco eppure delicato, il filo di voce che cresce fino a esplodere nel ritornello. O forse l’interpretazione complessa, autentica di un’esordiente divisa tra la gioia di trovarsi sul palco più seguito d’Italia e il senso di un dolore non ancora elaborato e che nel testo diventa poesia. Voce e sentimento, una combinazione che si rafforza a vicenda e riporta al senso più profondo della musica: coinvolgere ed emozionare, creare connessioni tra sconosciuti attraverso i racconti personali ma per alcuni elementi universali. Che gli artisti, quelli bravi, sanno cogliere.

 

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Mattone, contenuto nell’album d’esordio TANA, non è soltanto un peso sul cuore o un ostacolo alla realizzazione personale ma, al contrario, un elemento di costruzione – o di ricostruzione – della propria identità. Al Corriere della sera aveva riferito di non sentirsi in difficoltà nell’affrontare la kermesse: «Interpretare un brano così intimo davanti a milioni di persone non mi preoccupa, anzi, è un valore aggiunto», ha detto. In questo senso Bove è un’altra voce che si aggiunge alle molte della sua generazione che non ha paura di raccontare la complessità dell’animo umano, come l’apprendimento dal dolore e la necessità di sentirsi legittimati a soffrire.