Per la prima volta una piattaforma di streaming musicale ha bandito tutti i contenuti generati con intelligenza artificiale e lo ha fatto urlando a gran voce «Keeping Bandcamp Human». Con questo slogan la piattaforma Bandcamp ha annunciato il 13 gennaio di aver inserito un divieto per ogni canzone creata «interamente o in maniera sostanziale» con software di AI generativa. La decisione è arrivata in un momento di tensione per i fan della musica indipendente. Soprattutto per diversi episodi controversi che riguardano il sito al momento più utilizzato in Europa per fruire di musica in streaming, Spotify: l’annuncio di 600 milioni di euro investiti in una startup di droni militari da parte del Ceo Daniel Ek a giugno, l’addio alla piattaforma da parte di molti artisti e la nascita di un profilo falso, generato con l’AI, dei King Gizzard and The Wizard Lizard. Tutto questo in un solo anno. Con il nuovo annuncio Bandcamp dice di voler continuare la missione per cui si è sempre battuta: «Crediamo che il legame umano che si instaura attraverso la musica sia una parte fondamentale della nostra società e cultura, e che la musica sia molto più di un semplice prodotto da consumare», si legge nella comunicazione pubblicata sul sito della piattaforma.
La decisione – Nessun portavoce di Bandcamp ha spiegato come sarà gestito il divieto a livello tecnico, ma Billboard ipotizza l’utilizzo di uno strumento di intelligenza artificiale per individuare le canzoni imputate. Di sicuro ci sarà la possibilità per gli utenti di segnalare canzoni sospette. Lo stesso trattamento sarà riservato anche a musicisti creati con l’AI e per chiunque utilizzi software generativi al fine di copiare lo stile di altri musicisti esistenti.
Davide e Golia – Questa ultima specifica arriva a due mesi dal caso dei “King Lizard Wizard”, una band nata su Spotify a pochi mesi dall’abbandono degli australiani King Gizzard and the Wizard Lizard. Sul nuovo profilo sono state disponibili per settimane alcune canzoni della band originale rifatte da software di intelligenza artificiale generativa. L’uscita della band dalla piattaforma, spiega il Los Angeles Times, aveva spinto a tanto un misterioso colpevole mai identificato. L’esito è stata la chiusura della pagina, ma la vicenda ha comunque messo in allarme le decine e decine di band e musicisti che hanno abbandonato la più grande piattaforma streaming del mondo dopo l’annuncio di investimenti in droni militari da parte del fondatore.
L’esodo – Oltre alla band australiana sono diversi gli artisti (tra cui i Massive Attack e Xiu Xiu) che stanno lavorando con la propria etichetta per eliminare i propri brani da Spotify, mentre altri hanno già eliminato le canzoni. Godspeed You! Black Emperor, Sylvan Esso e Deerhoof sono solo alcuni nomi, con centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube, mentre per l’Italia si possono citare Auroro Borealo, Stegosauro, La Quiete e Dj Cream, nomi che pur non entrando in Top50 girano lo Stivale riempiendo i più importanti club del Bel Paese. Con questo piccolo esodo di artisti il flusso di denaro che è passato attraverso Bandcamp è aumentato nell’ultimo anno, anche se l’allontanamento da Spotify è iniziato solo dopo l’annuncio di Ek a giungo. Dal 2024 al 2025 la spesa totale dei fan sulla piattaforma, scrivono sul sito, è passata da 194 milioni di dollari a 208 milioni.
La missione di Bandcamp – Dal 2008 Bandcamp è sempre riuscita a tenere fede alla missione di «rimanere umana», con una politica opposta a quella delle altre piattaforme. Spotify paga tra i tre e i cinque dollari per ogni 1000 streaming – viene spiegato sul sito – mentre Bandcamp dedica l’82% del ricavato da ogni acquisto all’artista. Sulla piattaforma si possono ascoltare canzoni solo poche volte prima di essere costretti a comprare l’album in versione digitale principalmente a offerta libera. Comprando un album in mp3 per pochi euro si fanno avere agli artisti più soldi di quanto si faccia in anni di ascolti sulla piattaforma di Ek.




