Chiusa una porta si apre un portone. E, per quanto assurdo possa sembrare, per John Galliano quel portone è l’ingresso di Zara. Il designer britannico, ex direttore creativo di Maison Margela, ha avviato con il marchio del gruppo Inditex una collaborazione della durata di due anni, durante i quali lavorerà a una rilettura e rielaborazione degli archivi recenti del brand.

Strategia e obiettivi – Galliano, noto per la sua teatralità, non dovrà creare collezioni ex novo, ma concentrarsi su capi già esistenti, rielaborandoli sotto una chiave couture. Il debutto è previsto per settembre 2026 e le collezioni saranno rilasciate due volte l’anno, per un totale di quattro. Una scelta, quella del brand spagnolo, che rappresenta un salto qualitativo importante: l’estetica di Galliano, fatta di costruzioni sartoriali complesse e un gusto per il racconto visivo, sembra lontana anni luce dal minimalismo commerciale che ha reso celebre il marchio. Proprio per questo, l’operazione appare strategica in vista di un posizionamento del brand in una fascia di mercato premium. Zara sembra essersi stancata di interpretare le tendenze, ma ambisce a crearle, elevando il proprio posizionamento culturale oltre il semplice retail. «Sono super emozionato, perché è qualcosa che non avevo mai fatto prima», ha spiegato lo stilista a Vogue, lasciando intendere che ad affascinarlo è proprio la tipologia della collaborazione. «Credo sia un progetto molto positivo da intraprendere in questo momento, oltre che estremamente sostenibile dal punto di vista creativo, cosa che trovo particolarmente interessante. Portare la moda attraverso una piattaforma così immensa è qualcosa di entusiasmante. E poter lavorare con le risorse di cui dispongono da Zara è altrettanto stimolante», ha concluso.

Mescolanze – Non è la prima volta che il mondo dell’alta moda e quello del fast fashion si mescolano. Tra la fine degli Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, molti brand di lusso capiscono che è possibile moltiplicare il desiderio senza svalutare il sogno. Nascono così le diffusion lines: stessa firma, prezzi più accessibili. È il caso di D&G, Marc by Marc Jacobs, Emporio Armani, Miu Miu by Prada, Versus by Versace. Con l’arrivo del fast fashion, quel meccanismo non solo si rompe, si inverte. Le seconde linee sono troppo economiche per essere lusso, troppo costose per competere con brand minori che infatti finiscono per rubargli l’idea, senza nemmeno porsi il problema della qualità. Zara, H&M, Mango, sono solo alcuni dei nomi che negli ultimi anni hanno preso ispirazione dalle passerelle di tutto il mondo, basti pensare all’ultima collezione, sempre di Zara, che ricalca fedelmente le prime collezioni Dior di Jonathan Anderson. Un’evoluzione questa che evidenzia una commistione sempre più profonda tra i due universi, grazie anche alle collaborazioni degli ultimi anni, ma anche un confine, quello tra plagio e dupe perfetto, sempre più labile.

Altre collaborazioni – Nel 2004 H&M aveva aperto la strada con la collaborazione con Karl Lagerfeld, seguita negli anni da diverse capsule firmate da Stella McCartney, Versace e Balmain. Più recentemente, anche Uniqlo ha costruito un dialogo costante con il mondo del lusso e del design, grazie al sodalizio con Jil Sander e alle linee firmate da JW Anderson. Altrettanto significativa la collaborazione del 2019 tra Giambattista Valli e sempre H&M. Una collezione che ha reso disponibile abiti da sogno, tulle e volumi couture a un pubblico molto più ampio rispetto alle passerelle parigine. Particolare e interessante anche il caso italiano di Ovs, che ha collaborato con Elio Fiorucci e con giovani designer emergenti, cercando di costruire un ponte tra heritage e nuove generazioni.