Corriere della Sera”, “Corriere della Sera”, “Corriere della Sera”: così intonavano gli strilloni il 5 marzo del 1876 in Piazza della Scala e sotto la Galleria a Milano. Era nato un nuovo quotidiano che oggi, 5 marzo 2026, compie 150 anni. Il giornale ha seguito passo dopo passo l’evoluzione del Paese e le sue trasformazioni, ma c’è un pilastro che è sempre rimasto saldo in questo secolo e mezzo: «Il Corriere della Sera ha raccontato la storia del Paese dando voce a tutte le parti. Le visioni contrapposte sono sempre state rappresentate, lasciando al lettore la possibilità di formarsi una coscienza», così Nicola Saldutti, caporedattore dell’Economia del quotidiano di via Solferino. «Questo concetto è presente nel Dna del fondatore Eugenio Torrelli Viollier. ll codice interno del giornale dà una responsabilità a chiunque ne faccia parte. Basta scorrere la storia di chi ha scritto per il giornale per notare come una rappresentazione corretta ed equilibrata dei fatti e delle opinioni sia stata la chiave». Diverse proprietà, diversi direttori, cambi di scenario e di linea editoriale: il Corriere è arrivato ad affermarsi come il giornale più letto d’Italia.

Corriere della Sera via Solferino 28La fondazione – Il fondatore è stato Eugenio Torelli Viollier che nell’attacco del suo primo editoriale chiarisce sin da subito quella che deve essere la funzione del giornale. Con quattro parole stabilisce lo scopo: «Pubblico, vogliamo parlarti chiaro». L’informazione deve essere basata sui fatti e sulla chiarezza. Il nome “Corriere della Sera” affascina, attrae da subito la borghesia milanese. Il costo è di cinque centesimi a copia e e tutta la prima tiratura viene venduta: 15mila copie per un incasso di 750 lire. Torelli Viollier interpreta la volontà di innovazione della borghesia. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il Paese sta subendo ingenti trasformazioni nei vari settori economici e c’è una forte richiesta di novità e di crescita. La contrapposizione tra destra e sinistra è molto accesa e allora Torelli Viollier si immagina un giornale che racconti la realtà senza prendere posizione. Il fondatore è morto esattamente nel 1900, spalancando le porte al nuovo secolo.

La storia – A raccogliere il suo testimone è stato Luigi Albertini, (cui è dedicata la sala riunioni della sede del Corriere in via Solferino 28) ricordato come uno dei direttori più influenti del quotidiano. Albertini trasforma il Corriere in un giornale moderno, con grandi inviati e un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano. Sotto la sua guida si amplia la tiratura e vengono introdotti supplementi culturali come La Domenica del Corriere, La Lettura e il Corriere dei Piccoli (il primo settimanale a fumetti in Italia).
Il quotidiano ha attraversato ed è stato testimone delle varie fasi della storia del Paese, anche quelle più buie come il periodo fascista. Dopo una prima fase di critica il Corriere ha dovuto allinearsi al regime. La svolta, così come per l’Italia, è avvenuta con la liberazione nel 1945. Con Mario Borsa come direttore è nato “Il Nuovo Corriere della Sera”, un nome diverso per sottolineare una netta cesura con il passato. Secondo Saldutti è stato questo il momento cruciale: «L’uscita dopo il 25 aprile è stata molto importante. È stato il segnale che il Paese per rinascere aveva bisogno di un giornale nazionale. Non era scontato ripartire». La celebre prima pagina del 26 aprile recitava così “Milano insorge contro i nazifascisti”.
Da Dino Buzzati a Indro Montanelli, passando per Oriana Fallaci. Il Corriere della Sera ha avuto firme importantissime, penne delicate e allo stesso tempo pungenti, che ne hanno impreziosito la storia Aa la vera fortuna è stata un’altra: «La forza di un giornale come il Corriere è sicuramente legata alle grandi firme, ma si deve soprattutto ai giornalisti meno noti che ne hanno custodito il mandato senza le luci della ribalta», ha sottolineato Saldutti.

Eventi celebrativi – Il Corriere della Sera ha deciso di celebrare in grande i suoi 150 anni. Venerdì 6 marzo, ci sarà al Teatro alla Scala un concerto “Corriere 150 anni. La libertà delle idee”. Ad aprire il sipario sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. All’evento interverranno il sindaco Giuseppe Sala, il sovrintendente scaligero Fortunato Ortombina, il direttore Luciano Fontana e l’editore Urbano Cairo. L’orchestra sarà diretta da Alexander Soddy ed eseguirà l’inno d’Italia e brani tratti da “Norma” di Bellini e “Götterdämmerung” di Wagner. Le attrici Cristiana Capotondi e Serena Rossi leggeranno pezzi storici delle grandi firme del quotidiano, alternandosi alle testimonianze di lettori d’eccezione. La cerimonia sarà trasmessa in diretta su corriere.it dalle ore 11.30. Accanto a questo evento il Corriere ha deciso di organizzare diverse pubblicazioni tra cui il supplemento “Il mio Corriere della Sera”, una raccolta di ricordi, aneddoti e pagine memorabili. Inoltre ci saranno il francobollo e la moneta celebrativi dei 150 anni. Gli eventi proseguiranno per circa un anno: da maggio verrà data parecchio attenzione all’arte con installazioni diffuse dello Studio Mario Cucinella in piazze e luoghi simbolo di Milano. Infine un docufilm che ripercorre un secolo e mezzo di storia del giornalismo italiano, intrecciando i grandi eventi del Paese con le pagine, le firme e le immagini che hanno reso il quotidiano un punto di riferimento dell’informazione.

Prospettive – Il Corriere della Sera nelle sue pagine ha raccontato gli avvenimenti, le notizie e gli scandali che hanno segnato il mondo nell’ultimo secolo e mezzo. Dal 1876 ad oggi la società è mutata sotto ogni punto di vista e un prodotto per continuare a funzionare deve sapersi evolvere. In particolare un giornale deve essere in grado di cavalcare le innovazioni e cogliere le nuove sensibilità e gli interessi delle persone. Il settore del giornalismo si appresta ad affrontare la sfida con nuove opportunità, che possono anche configurarsi come minacce, in particolare l’Intelligenza artificiale. «Il punto sarà conciliare la nuova frontiera tecnologica con l’urgenza dell’unicità. ll racconto e lo sguardo di ogni giornalista resteranno centrali quanto più i segnali si faranno intensi e confusi. Chi sarà in grado di elaborare una buona gerarchia delle notizie, conservare fiducia e reputazione continuerà ad essere scelto», ha concluso Saldutti.