Entrando nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale si rimane per un momento spaesati di fronte alla maestosità dei teleri di Anselm Kiefer, a Milano fino al 27 settembre 2026 con la mostra “Le Alchimiste”. Le dimensioni e i colori delle opere avvolgono il pubblico e lo trascinano al proprio interno. Un’immersione totale garantita anche dal percorso a zigzag che avvolge lo spettatore in una spirale. Protagoniste delle opere sono 42 donne che attraverso l’alchimia hanno dato un contributo fondamentale alla nascita della scienza moderna.
La mostra – Le Alchimiste, mostra curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli, nasce da un progetto avviato nel 2023. I volti delle alchimiste si riflettono negli specchi sulle pareti della sala sorvegliando il visitatore e allo stesso tempo dialogando con l’architettura dello spazio, dove l’incendio causato dalle bombe degli alleati nel 1943 ha gravemente danneggiato i corpi delle 40 sculture delle donne di Caria (le Cariatidi).
«Pur partendo dalle arti alchemiche e praticandole – sottolinea la curatrice Gabriella Belli nel saggio di catalogo, – ebbero il coraggio di sovvertirne le priorità per aprire con i loro “secreti” più di una porta alla scienza moderna. La mostra parla di questi meriti e competenze femminili e del rumore delle voci delle donne quando rivendicano i loro talenti».

Alcune delle opere esposte nella Sala delle Cariatidi (foto di Giacomo Candoni)
Centrale il legame con Milano, città in cui visse la sua giovinezza Caterina Sforza, scienziata e condottiera, autrice di un raro manoscritto con oltre 400 ricette tra medicamenti e formule alchemiche. Accanto a lei, c’è un pantheon di figure femminili, spesso dimenticate. Tra le altre, Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento; Cleopatra, una delle pochissime donne a cui le fonti greche attribuiscono un ruolo autoriale nella tradizione alchemica; Cristina di Svezia, che trasformò Stoccolma in un centro di mecenatismo europeo. Attraverso la sua pittura simbolica, Kiefer le riconosce un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno. Interpretando la riflessione alchemica come un percorso di passione, morte e rigenerazione — in cui la materia, come lo spirito, attraversa la distruzione per rinascere in una nuova forma — Kiefer ridà voce, corpo e autorità a un sapere femminile a lungo rimosso, sottraendo le alchimiste a secoli di damnatio memoriae.
L’autore – Nato nel 1945 a Donaueschingen, in Germania, Anselm Kiefer è uno degli artisti più importanti e versatili di oggi. La sua pratica artistica abbraccia medium diversi, tra cui pittura, scultura, fotografia, xilografia, installazioni e architettura. Kiefer ha studiato legge e lingue romanze prima di dedicarsi agli studi d’arte presso le accademie di Friburgo e Karlsruhe. L’alchimia è un tema molto presente nella ricerca di Kiefer e incarna in modo esemplare quel processo di trasformazione, distruzione e rinascita che si ritrova in tutta la sua opera.

Il dettaglio di un’opera (foto di Giacomo Candoni)
Queste figure, marginalizzate da una società che ne ha messo per secoli a tacere il contributo dato alla nascita della scienza moderna, hanno operato in condizioni di marginalità: una condizione che Kiefer riconosce come affine alla sua posizione rispetto alla storia.
A Milano ha realizzato anche l’installazione permanente I Sette Palazzi Celesti, concepita e presentata per l’apertura di Pirelli HangarBicocca nel 2004. L’opera deve il suo nome ai Palazzi descritti nell’antico trattato ebraico Sefer Hechalot, il “Libro dei Palazzi/Santuari” risalente al V-VI secolo d.C., in cui si narra il simbolico cammino d’iniziazione spirituale di colui che vuole avvicinarsi al cospetto di Dio.




