Anche la sala stampa Lucio Dalla esplode in cori e applausi mentre viene proiettato il medley con alcune delle canzoni scritte da Giulio Rapetti, in arte Mogol. Da Adriano Celentano a Lucio Battisti, fino a Patty Pravo, che è in gara tra le big della kermesse: sono solo alcune delle voci che hanno interpretato i suoi brani, in totale 1776, depositati alla Siae.
«Ecco la storia della musica italiana», dice infatti Carlo Conti introducendo il cantautore, 90 anni il prossimo 17 agosto, sul palco dell’Ariston. Tutto il teatro è in piedi per lui: «Un’accoglienza così mi ha commosso», risponde Mogol al pubblico. Nella sua carriera ha venduto 523 milioni di dischi nel mondo «anche se non ci crede nessuno», a detta sua. Ma brani come L’emozione non ha voce di Celentano e La canzone del sole di Battisti sono ormai parte della storia musicale – e popolare – italiana, al punto da aver fatto da colonna sonora delle Olimpiadi Milano Cortina.
#Sanremo2026 Tanta emozione per il premio alla carriera a #Mogol. “1176 canzoni depositate alla Siae e 523 milioni di dischi nel mondo”, racconta il Maestro svelando poi quale brano sia il preferito su tutti#Radio1 #SanremoRai #RaiPlay pic.twitter.com/9jfodk9cG1
— Rai Radio1 (@Radio1Rai) February 26, 2026
Premio alla carriera, dunque, per Mogol omaggiato anche per la sua prima canzone depositata il 2 febbraio 1960, Precipito! insieme a una targhetta dedicata alla cucina italiana patrimonio dell’umanità Unesco. Tra le tante, la canzone preferita dell’autore è Dormi amore, scritta con Gianni Bella e interpretata da Adriano Celentano nel 2007: «L’ho dedicata a mia moglie», ha spiegato, «parlo di cosa sarà la sua vita e cosa sarà la mia quando non sarà più la mia vita, ma ci sopravviverà il nostro amore».
Mogol e la targa per la cucina italiana – Una delle prime voci istituzionali a celebrare il premio alla carriera di Molgol è stato il ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida. «Il maestro ha portato bene alla cucina Italiana», ha scritto in un post su Facebook pochi minuti dopo l’evento in apertura della serata del festival. Sì perché a quelle 1776 canzoni depositate in Siae a nome Giulio Rapetti ne andrebbe aggiunta un’altra. E cioè Vai Italia, cantata da Al Bano insieme al coro dell’Antoniano e le voci bianche di Caivano (ospiti anche loro sul palco dell’Ariston). Tovaglie a quadri, pasta al pomodoro e un’estetica un poco posticcia, se non altro stereotipata, che è stata commissionata dai ministeri dell’Agricoltura e della Cultura. È stata la canzone ufficiale per la candidatura della cucina Italiana come patrimonio dell’Unesco, riconoscimento poi arrivato tre mesi dopo l’uscita del brano, il 10 dicembre.




