L’obiettivo è ridurre il costo di luce e gas. Ma resta ancora qualche nodo da sciogliere. È stato approvato mercoledì 18 febbraio al Consiglio dei ministri il Decreto energia. Per la premier Giorgia Meloni vale 5 miliardi, fra risparmi e benefici: dentro ci sono la scorporazione della tassa europea sulle emissioni Ets dal costo del gas per i produttori elettrici e misure per favorire i contratti di fornitura di lungo periodo di rinnovabili. Tuttavia le risorse a disposizione, circa 3 miliardi, sono poche. E per la sterilizzazione della tassa europea manca ancora l’approvazione Ue. Un altro nodo è l’inatteso aumento di due punti sull’Irap, che ha subito influito anche sulle borse: su Piazza Affari pesano i produttori di energia, e la borsa di Milano peggiora con un -1,3%.

Cosa cambia per famiglie e imprese –  Nel decreto c’è la possibilità per le aziende elettriche di tagliare volontariamente le bollette di almeno 60 euro ai consumatori con Isee fino a 25mila euro e di spalmare nel tempo gli incentivi alle rinnovabili. È inoltre previsto un bonus elettrico ulteriore da 115 euro all’anno per le famiglie vulnerabili, quelle con Isee fino a 10mila euro, che si aggiunge ai 200 euro già previsti, salendo così a 315 euro. Ma c’è anche un aumento a sorpresa dell’Irap del 2% per le imprese energetiche, per finanziare il taglio degli oneri di sistema in bolletta. Parlando dell’aumento, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che «la logica che ci ha spinti è stata quella di chiedere a questi stessi comparti un piccolo aiuto: un gesto di responsabilità verso il Paese».

Cosa sono le emissioni Ets – L’Emission trading system è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra (Greenhouse Gases, Ghg). Attivo in tutta l’Ue, è da tempo nel mirino della presidente del Consiglio Meloni. «È una tassa voluta dall’Europa che grava sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, come quelle di origine fossile. E questo ha una sua logica», ha riconosciuto Meloni. «Il problema è che oggi si tiene conto anche degli Ets per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili, che questa tassa non la pagano». Quindi «vogliamo scorporare il costo degli Ets dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come ad esempio l’idroelettrico e il solare, per abbassare i costi», ha spiegato la Premier.