Il governo ha deciso di intervenire sui prezzi del carburante dopo i rialzi dovuti alla guerra in Iran. Lo ha fatto con un Consiglio dei ministri convocato ieri sera, 18 marzo, cioè ben prima delle iniziali previsioni che ipotizzavano la seduta dopo il referendum. Dopo alcune riunioni Palazzo Chigi ha allertato i ministri, poi chiamati a confermare i provvedimenti in serata con un consiglio lampo di mezz’ora. A pesare, forse, è stato anche l’attacco allo stabilimento off shore di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo gestito dall’Iran, che ha generato ancora più incertezza sui mercati. Tre i binari su cui l’esecutivo ha deciso di muoversi: taglio delle accise, aiuti al settore trasporti e vigilanza su prezzi e speculazione. Il decreto legge resterà in vigore per 20 giorni, in attesa degli sviluppi del conflitto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando al Tg1 delle 20, ha spiegato che gli aiuti saranno trasversali e non limitati ai bassi redditi, come invece sembrava all’inizio.
Le misure – I correttivi introdotti dall’esecutivo sono entrati in vigore già dalla mattina di oggi, 19 marzo. E, secondo le associazioni dei consumatori, farebbero risparmiare dai 12 ai 15 euro per un pieno da 50 litri alla pompa. Il governo ha optato per il taglio delle accise dopo aver scartato diverse altre opzioni, tra cui quella di fissare un tetto massimo ai prezzi. Il calmiere era stato invocato varie volte dal leader della Lega Matteo Salvini, ispirandosi agli interventi di Viktor Orban in Ungheria. Dopo le valutazioni soprattutto del ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, si è preferito piuttosto intervenire sulle accise. Un taglio generalizzato ma limitato nel tempo, per rientrare nel mezzo miliardo stanziato a copertura del decreto, e che non prevede alcun contributo da parte dei gruppi petrolieri. «Di fatto noi tagliamo 25 centesimi al litro», ha spiegato Meloni, «introduciamo un credito d’imposta per gli autotrasportatori perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui i beni di consumo e diamo vita a un meccanismo anti-speculazione che di fatto lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio».
Credito d’imposta e controlli – Per dare sollievo al settore dell’autotrasporto, è stato reintrodotto il meccanismo del credito d’imposta del 28%. Una soluzione già usata nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. La stessa misura è stata estesa anche alla pesca con un tax credit del 20%. Previsto anche un sistema anti speculazione che lega il prezzo del carburante a quello reale del greggio, con anche sanzioni per i distributori che useranno tariffe diverse. Il ministero delle Imprese ha annunciato controlli a tappeto della Guardia di Finanza per verificare la corretta applicazione delle nuove norme. Tra le altre cose, infatti, il decreto concede più potere al Garante per la sorveglianza dei prezzi insediato al ministero, conosciuto come “Mr Prezzi”, che ora funzionerà da cabina di regia e sorveglianza.
In Europa – Misure simili sono state prese anche da altri Paesi europei. La Germania ha puntato sui controlli, con una proposta di legge presentata lo scorso 17 marzo. Il governo federale punta a impedire le rimodulazioni di prezzo per più di una volta al giorno, e a spostare l’onere della rendicontazione dall’antitrust alle compagnie petrolifere che dovranno dimostrare la loro trasparenza. L’Austria, riporta il sito specializzato Staffetta Quotidiana, ha tagliato ieri 18 marzo le tasse statali su benzina e diesel. Diverso l’approccio di Croazia e Ungheria, che hanno imposto per legge un tetto massimo ai prezzi.




