Quello che è successo a Marghera, in provincia di Venezia, può sembrare la trama di un romanzo distopico, ma non lo è. Una sede svuotata, dipendenti licenziati in massa, tutti sostituiti da sistemi di intelligenza artificiale. La filiale italiana della società tecnologica InvestCloud, azienda statunitense specializzata in software per il settore finanziario, ha avviato, lunedì 9 marzo, una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge l’intera forza lavoro, ovvero 37 dipendenti.
Licenziamento – Con un utile netto di oltre 500mila euro e un fatturato di 9,9 milioni nel 2024, una crescita del 63% rispetto al 2023, InvestCloud Italy non è un’azienda in crisi. Il motivo di questa decisione, infatti, risiede soltanto nel cambio di modello di business «fortemente distribuito in diversi Paesi nel mondo e parzialmente basato su soluzioni adattate a livello locale ma non più compatibile con l’obiettivo di realizzare una piattaforma tecnologica integrata centrata su soluzioni basate sull’intelligenza artificiale», ha spiegato l’azienda. I licenziamenti di Marghera, tuttavia, non sono gli unici. Negli ultimi mesi, anche a Londra, a Singapore e a Los Angeles, dove si trova la casa madre di InvestCloud, sono stati fatti pesanti tagli al personale.
Soluzioni software – InvestCloud offre, a livello globale, piattaforme digitali per la gestione del patrimonio e soluzioni software alle istituzioni finanziarie. La società italiana, che ha sede più precisamente a Porto Margherita, è da qualche anno attiva anche nel business Digital Wealth, un settore segnato da «una significativa accelerazione dei cambiamenti tecnologici, con un crescente livello di integrazione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale nei modelli di servizio per la gestione del patrimonio».
I sindacati – La comunicazione del licenziamento è stata inviata alle organizzazioni sindacali e alle associazioni di categoria, tra cui Federmeccanica e Confindustria Veneto Est, prima di arrivare ai singoli dipendenti. «È la dimostrazione pratica di come la transizione tecnologica impatti pesantemente nel lavoro», ha dichiarato Matteo Masiero della Federazione italiana metalmeccanici della Cisl. «È evidente che quando si trattano ben immateriali e servizi i vincoli di spazio e tempo vengono meno e con essi viene messo in discussione tutto l’impianto delle tutele contrattuali, dal costo del lavoro, al salario, alle protezioni sociali». Il timore dei sindacati di tutto il comparto meccanico è che questa situazione possa ripetersi nel futuro anche in altre realtà. «Questo caso dimostra come la transizione tecnologica impatti pesantemente nel lavoro, travolgendo quell’idea di giustizia sociale, tutela a occupazionale e impresa locale per cui tutti i giorni combattiamo. Serve che si operino azioni e si definiscano nuove regolamentazioni per arginare un fenomeno che rischia di allargarsi in tutto il settore dell’Ict (Information and Communication Technologies)», ha sottolineato Masiera.




