Rimbalzano le borse, dopo le dichiarazioni di Donald Trump sulla guerra in Iran. Piazza Affari intorno a mezzogiorno è tornata in verde con un +2,45% e l’indice Ftse Mib è schizzato a 43.675 punti poco dopo mezzogiorno recuperando la perdita in apertura. Con un post sul suo social Truth il presidente Usa ha detto di aver avuto con l’Iran «colloqui produttivi» dopo i quali ha dato ordine al ministero della Guerra di interrompere per cinque giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche. La giravolta dei mercati ha toccato anche le altre borse europee, che avevano risentito dell’incertezza rispetto al conflitto in Medio Oriente e la crescita del prezzo del petrolio.  Prima dell’annuncio sui colloqui, l’ultimatum di Donald Trump era quello di riaprire lo stretto entro la notte di martedì, minacciando altrimenti nuovi raid. Tutti i mercati avevano risentito della situazione in bilico, con le borse asiatiche in pesante calo mentre il costo del petrolio ha fatto registrare in mattinata un rincaro del 2,48% sul Wti e dell’1,22% sul Brent. In rialzo anche il gas che è tornato a superare i 60 euro al megawattora.

Milano – Sull’onda della crisi in Medio Oriente e della chiusura in rosso di Tokyo, la borsa italiana aveva aperto con l’indice Ftse Mib a -2,13%. Bene i titoli di Tim, che sale del 5,5% in apertura dopo l’opas da parte di Poste Italiane, che vorrebbe acquistarla entro la fine dell’anno e riportare l’azienda di telecomunicazioni sotto il controllo pubblico. Poco dopo l’apertura di Piazza Affari Tim ha guadagnato ancora fino al +6,9%. Lo spread tra il rendimento del Btp italiano e quello del Bund tedesco è crollato a 84 punti dopo aver raggiunto il picco di 101 nei primi minuti di contrattazione.

Asia in rosso – Tutte le Borse europee hanno aperto col segno meno in una giornata di tensione con avvisaglie di ulteriore escalation, numeri poi mitigate dal post di Trump. Sono andati male anche i mercati asiatici, in particolare Tokyo che ha aperto con una perdita del 3,48% e Seul -6,5%. Poi Hong Kong (-4,16%), Shanghai (-3,6%) e Shenzhen (-4,19%). Il crollo dei mercati asiatici è stata la spia iniziale di una giornata che si annunciava difficile a livello globale. Giappone e Corea del Sud sono i due Paesi più suscettibili alla crisi energetica che potrebbe scatenarsi in caso di chiusura totale dello stretto di Hormuz.