Rivedere il meccanismo delle accise mobili e scongiurare un nuovo 2022. A nove giorni dai primi attacchi israelo-statunitensi in Iran, la priorità per il governo italiano è limitare il più possibile le ricadute economiche della guerra per imprese e cittadini. Soprattutto, bisogna evitare che gas e petrolio schizzino alle stelle come all’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Il meccanismo delle accise mobili, i cui parametri sono stati ridefiniti nel 2023 dall’attuale esecutivo, potrebbe non bastare: è probabile che domani, martedì 10 marzo, in Consiglio dei ministri si studi un decreto legge per modificare le soglie che lo regolano. Il tutto mentre Brent e Wti si assestano sopra i 100 dollari al barile e il gas naturale tocca i 65 euro al megawattora, massimi che non si vedevano da quattro anni.

Il nodo accise – I prezzi del petrolio «caleranno rapidamente con la fine della distruzione della minaccia nucleare dell’Iran», ha commentato Donald Trump sul suo social Truth, aggiungendo che il rialzo è «un piccolo prezzo da pagare per la pace e la sicurezza degli Usa e il mondo. Solo i pazzi la pensano diversamente». Un «piccolo prezzo» che però spaventa consumatori e aziende, soprattutto col gasolio che in Italia in media sfiora i 2 euro al litro e in autostrada si trova facilmente a 2,5. Per questo, con l’apertura di Giorgia Meloni all’attivazione del meccanismo che consente di ridurre temporaneamente i prezzi dei carburanti, domani in consiglio dei ministri le discussioni sul piano casa slitteranno inevitabilmente. Per la soddisfazione di opposizioni e associazioni di consumatori e di impresa, che nei giorni scorsi avevano esortato l’esecutivo a muoversi per scongiurare il caro benzina.

Come funziona – Nel prezzo finale dei carburanti una quota rilevante è composta dalle accise (un tipo di  prelievo fiscale) a cui si aggiunge l’Iva al 22% calcolata sull’intero importo. Il meccanismo delle accise mobili prevede che, quando i prezzi aumentano oltre determinate soglie, il governo può ridurre temporaneamente l’ammontare delle accise grazie al maggior gettito Iva, generato proprio dall’aumento dei prezzi. Prima, i ministeri dell’Economia e dell’Ambiente ne monitorano l’andamento tramite una task force: se la media negli ultimi due mesi supera le previsioni fissate nei Documenti di finanza pubblica (Def) e genera un extragettito Iva significativo, il governo può intervenire con un decreto per ridurre temporaneamente le accise. Quando le quotazioni del petrolio tornano su livelli più bassi, le accise vengono riportate ai valori precedenti. Ma il congegno anti-rincari funziona solo in caso di aumenti lenti. Per questo Meloni ha precisato che verrà attivato solo «nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile». Per intervenire subito sui prezzi dei carburanti, Palazzo Chigi dovrebbe mettere a punto un decreto legge ad hoc.

Mercati – Certo è che un intervento sulle accise presuppone che la crisi sia destinata a durare. Inquietudini che, dopo il secondo weekend di guerra, vengono condivise anche dai mercati. Molti investitori hanno letto la nomina a Guida Suprema di Mojtaba Khamenei, il figlio del leader appena ucciso dai bombardamenti israelo-americani, come un segnale che il conflitto non si fermerà presto. Per questo le borse asiatiche lunedì 9 marzo hanno chiuso in picchiata: tra le peggiori Tokio (- 5,2%), Seul (- 5,96), Taiwan (- 4,43). A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha aperto in calo del 2,87% con le banche particolarmente sotto pressione a partire da Bper (-5,77%), Popolare Sondrio (-5,01%), Unicredit (-3,72%) e Intesa (-3,46%). Alla pubblicazione di questo articolo, alle 12 di giovedì, il calo del principale listino italiano è dell’1,81%.

Costo del denaro – Pessimismo generale condiviso anche dagli analisti di Bloomberg, che prevedono due rialzi dei tassi di interesse della Banca centrale europea entro fine anno per far fronte al rischio inflazione come effetto dei rincari energetici. Non più un solo aumento di 25 punti base, come previsto lo scorso venerdì, ma due. E la decisione potrebbe arrivare entro giugno. Per la Bank of England, la possibilità che il costo del denaro quest’anno salga di 50 punti base adesso è del 70%.