Quatrocento milioni di barili: il più grande rilascio di riserve petrolifere nella storia. Approvato all’unanimità dai 32 paesi che fanno parte dell’Agenzia internazionale dell’Energia. È la prima risposta coordinata all’impennata dei prezzi del greggio causato dal blocco del traffico nello stretto di Hormuz. La «più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale», come ha commentato l’Aie in un comunicato, ha già costretto gli esportatori a tagliare la produzione di greggio, in calo di 8 milioni di barili al giorno. Un volume pari a quasi il 10% della domanda mondiale, se si sommano anche i 2 milioni di barili relativi ai prodotti petroliferi e ai condensati.
Il piano – L’Aie è un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1974, ne fanno parte 32 Stati (tra cui Stati Uniti e 20 Paesi dell’Unione europea) e da allora sono state solo 5 le volte in cui ha autorizzato l’uso delle sue riserve di emergenza. L’ultima è stata in base nel 2022, all’inizio dell’invasione russa in Ucraina, quando fu autorizzato un rilascio di 182 milioni di barili. Il piano, stavolta, è il più grande di sempre. Ma 400 milioni di barili sono l’equivalente del fabbisogno mondiale di tre-quattro giorni, oppure l’equivalente di quanto di solito passava per lo stretto di Hormuz in due settimane. E siccome si tratta di un terzo degli 1,2 milioni di barili totali che gli Stati dell’Aie hanno a disposizione nelle riserve, non è una mossa replicabile facilmente (anche se a disposizione dell’Agenzia ci sono circa 600 milioni di barili appartenenti a privati).
Le quote – Le riserve sono stipate nei vari paesi membri dell’organizzazione e verranno rese disponibili gradualmente in base agli ordini dei produttori. Ogni Stato è tenuto a contribuire con una quota di barili proporzionale ai propri problemi di reperibilità delle fonti. Giappone e Corea del Sud, i paesi che più stanno soffrendo l’interruzione delle forniture del Golfo, sono tenuti a immettere nel circuito internazionale ciascuno il 7,6% del totale previsto dal piano, circa 30milioni a testa. Gli Stati Uniti contribuiranno con 172 milioni di barili, il 43% del totale. L’Italia invece metterà a disposizione 9 milioni di barili, circa l’11% delle riserve nazionali e il 2,5% dei famosi 400 milioni. Le progressive fasi del rilascio verranno coordinate tra imprese di settore, Eni in testa, e governo, nel caso dei depositi pubblici.
I commenti – «Indipendentemente dalle misure adottate», ha commentato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, «finché importiamo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili, siamo vulnerabili e dipendenti. Dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza». Dopo aver superato i 100 dollari al barile a inizio settimana, tra un annuncio di Donald Trump e uno dell’Aie, il prezzo del greggio è sceso tra gli 80 e i 90. Ma la tendenza rimane al rialzo e il mercato volatile: oggi, giovedì 12 marzo, sia Brent che Wti sono tornati sopra i 90 al barile. Trump cerca di rassicurare i mercati e insiste nel definire «in ottima forma» lo stretto di Hormuz, peraltro infestato da un numero imprecisato di mine. Emmanuel Macron, dalla presidenza del G7, sottolinea la necessità di riaprire lo stretto il prima possibile. E nel mentre Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran, minaccia: «Preparatevi al raggiungimento dei 200 dollari al barile. Washington non sarà in grado di controllare i prezzi».




