Il Giappone riaccende il motore della spesa pubblica. E questa volta lo fa con il pieno politico. Dopo la vittoria elettorale che le ha consegnato la maggioranza più ampia del dopoguerra, la 64enne Sanae Takaichi mette al centro della sua agenda un programma economico chiaramente espansivo. Il primo banco di prova è stato il budget 2026, che più che un semplice documento contabile è apparso come un manifesto politico: più spesa pubblica, più incentivi fiscali mirati, più intervento strategico dello Stato.

La continuità con Shinzo Abe – Per capire la direzione bisogna tornare alla Abenomics, la politica economia dell’ex primo ministro Shinzo Abe, assassinato nel 2022. Lanciata nel 2013, si basava su tre direttive: politica monetaria ultra-espansiva, stimolo fiscale e riforme strutturali. L’obiettivo era spezzare la lunga stagnazione e uscire dalla deflazione che aveva paralizzato l’economia dagli anni Novanta. La banca centrale fu protagonista assoluta, con tassi a zero e acquisti massicci di titoli.
La Takaichinomics si muove in continuità, ma con un baricentro diverso. Oggi il motore non è tanto la leva monetaria quanto il bilancio pubblico. Il budget 2026 lo dimostra: credito d’imposta al 40% per ricerca e sviluppo nelle tecnologie strategiche, come l’intelligenza artificiale; rafforzamento della spesa per la difesa, in particolare la marina militare; incentivi fiscali selettivi per sostenere salari e imprese di medie e piccole dimensioni; ampliamento delle esenzioni fiscali per circa l’80% dei lavoratori.
Il potenziamento delle forze armate non è solo una scelta di bilancio, ma un passaggio politico. Si collega infatti al progetto di revisione della Costituzione pacifista del 1947, che limita formalmente il ruolo militare del Giappone. Una riforma che punta a “normalizzare” le capacità difensive del Paese e che ha già alimentato tensioni con la Cina, particolarmente sensibile a qualsiasi ampliamento del ruolo militare giapponese nell’area dell’Indo-Pacifico.

Navi della Kaij Jieitai, la componente marittima delle Forze di autodifesa giapponesi

Una politica espansiva – È un’impostazione che punta apertamente a sostenere la domanda interna e ad accelerare gli investimenti. Lo Stato interviene per orientare l’economia, rafforzare la competitività tecnologica e compensare gli effetti di un’inflazione che, al 3%, rappresenta per il Giappone una novità dopo decenni di prezzi stagnanti. Si cambia anche sul fronte delle entrate: aliquota che sale al 30% per i 2.000 contribuenti con redditi oltre i 600 milioni di yen (circa 3,3 milioni di euro), imposta aggiuntiva dell’1% dal 2027 per finanziare la difesa, aumento della tassa sui turisti stranieri. Il bilancio complessivo sfiora i 122 mila miliardi di yen, con entrate stimate in circa 83 mila miliardi. Il Pil cresce, ma lentamente: intorno allo 0,7%. In questo contesto, la scelta è chiara. Stimolare. Spendere. Spingere l’economia.

Coperture fragili – Resta però il nodo delle coperture. Non tutte le nuove spese previste o annunciate trovano una spiegazione dettagliata sulle fonti di finanziamento. E il Giappone parte da un debito pubblico superiore al 230% del Pil. Finora la combinazione di risparmio interno e sostegno della banca centrale ha garantito stabilità, ma un’espansione fiscale strutturale potrebbe mettere alla prova la fiducia dei mercati.
Il parallelo evocato da alcuni osservatori è quello della ex premier britannica Liz Truss. Anche lei, come Takaichi, dichiarava di ispirarsi al liberismo di Margaret Thatcher. Ma mentre Thatcher negli anni Ottanta ridusse la spesa pubblica e puntò su una forte disciplina fiscale, il programma di Truss nel 2022 combinava tagli alle tasse e aumento della spesa finanziati a debito. I mercati reagirono con durezza e il governo cadde in poche settimane.
La differenza tra retorica e numeri, in economia, pesa. Takaichi parla di crescita e di rafforzamento competitivo del Paese. Il primo bilancio suggerisce che la strada scelta sia quella di una politica espansiva, con lo Stato come attore centrale. La vera sfida sarà dimostrare che questa espansione può essere sostenuta nel tempo senza incrinare la fiducia degli investitori.