Proseguono gli scontri in Iran. Nel secondo weekend di guerra i bombardamenti di Israele sulla capitale iraniana Teheran hanno colpito e distrutto alcuni depositi di carburante, causando un principio di disastro climatico. Dallo scoppio del conflitto infatti, i siti di produzione energetica sono tra i più colpiti su entrambi i fronti. Le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno rivendicato di aver colpito una petroliera statunitense nel Golfo Persico settentrionale, altre navi sono state attaccate da droni e missili nello Stretto di Hormuz e al largo dell’Oman. Usa e Israele hanno risposto colpendo 30 depositi di petrolio, tra i quali quelli che si trovano nelle aree di Kuhak e Shahran a Teheran e nella vicina città di Karaj.
L’attacco di Israele – Avvenuti nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo, i bombardamenti israeliani hanno colpito alcuni impianti strategici energetici. Alcuni media parlano di raffinerie di petrolio, altri di depositi di carburante. La zona è quella limitrofa alla città di Teheran. Gli attacchi hanno causato enormi esplosioni e incendi alti decine di metri. Si sono levate nel cielo grosse nuvole di fumo nero, che hanno oscurato il cielo della capitale. Del carburante è finito anche nelle fognature e a causa dei continui bombardamenti ha preso fuoco, sviluppando un incendio lungo i lati di una strada della città.

Fonte Ansa
Piogge acide – L’impatto di questi bombardamenti sull’inquinamento ambientale della zona è stato devastante: la Mezzaluna Rossa – il corrispettivo della Croce Rossa occidentale – ha diramato un’allerta ambientale sull’impennata dei livelli di inquinamento nell’area intorno a Teheran, intimando i cittadini a non uscire di casa. Con l’immissione di componenti tossici nell’aria «si potrebbero verificare pericolose piogge acide», che in realtà hanno già iniziato a bagnare la metropoli iraniana. A seguito delle esplosioni, la fuoriuscita di sostanze chimiche dai serbatoi ha prima prodotto una fitta nube di fumo nero, e poi una debole pioggia di colore scuro, caduta soprattutto sulla parte nord-occidentale della città.
Come si forma – Come spiega l’Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica, la pioggia acida si forma quando le precipitazioni misurano un livello di Ph inferiore a 7. A determinare la reazione chimica sono soprattutto le emissioni di ossidi di azoto (Nox) e diossido di zolfo (So2) frutto di attività umane intensive come, per esempio, la combustione di carburanti fossili nell’industria e nell’agricoltura. La reazione tra azoto e zolfo insieme ad acqua e ossigeno presenti in atmosfera determina la formazione di acido nitrico (HN03) e acido solforico (H2SO4) all’interno di goccioline di pioggia che in caso di precipitazione arrivano sulla superficie terrestre. Di norma avvengono nelle zone ad elevata industrializzazione, come la Cina, l’India e gli Stati Uniti nord orientali, ma anche l’Europa centro orientale non ne è esente.
Conseguenze – Le conseguenze di queste piogge possono essere problematiche. Innanzitutto l’ecosistema stesso della zona ne soffre, causando una drastica riduzione della fauna acquatica e intaccando la capacità riproduttiva delle piante. Inoltre, l’assorbimento di acqua tossica le rende più facilmente attaccabili da parassiti e malattie con conseguenze potenzialmente gravi sulle coltivazioni. Come prevedibile, anche la salute umana viene danneggiata, con il rischio di aumento dei casi di patologie circolatorie, di problemi respiratori e di tumori ai polmoni o alla pelle.
Rischio siccità – Se a tutto questo aggiungiamo che gli attacchi deliberati di Stati Uniti e Israele hanno preso di mira anche gli impianti di desalinizzazione presenti lungo la costa, ecco che il disastro ambientale sembra pronto a concretizzarsi. Secondo alcuni analisti citati dal Wall Street Journal, centinaia di impianti di desalinizzazione, che trasformano l’acqua di mare in acqua potabile e rappresentano la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città dell’area, sono minacciate dall’incedere del conflitto. E, secondo gli esperti, senza queste strutture, diversi centri urbani potrebbero non essere in grado di sostenere le popolazioni che ci vivono. La situazione preoccupa perché la dipendenza da questa tecnologia è molto significativa in quell’area di mondo. Basti pensare che circa il 90% dell’acqua potabile in Kuwait proviene dalla desalinizzazione, circa l’86% in Oman e circa il 70% in Arabia Saudita. E pure altri Paesi della regione, come Bahrain e Qatar, contano molto su questo sistema. Un altro dato che può essere utile per capire la portata della situazione: l’80% dell’acqua potabile in Israele ha bisogno della desalinizzazione.
Some air strikes in Tehran around dawn Monday. Seemed to come from the South West of the city. After the massive Saturday strikes on some of Tehran’s oil storage facilities the skies have cleared somewhat, but the fires in the destroyed storage tanks still seem to be burning.… pic.twitter.com/eFL4BKaEZX
— Frederik Pleitgen (@fpleitgenCNN) March 9, 2026
Le reazioni statunitensi – Questi stessi attacchi sembrano aver aperto una prima crepa tra Stati Uniti e Israele. Subito dopo il primo avvistamento della nube nera, un funzionario statunitense sentito da Axios e rimasto anonimo, avrebbe detto che gli Stati Uniti non si aspettavano che i bombardamenti israeliani sarebbero stati così devastanti. «Non pensiamo siano stati una buona idea», ha dichiarato. Un ufficiale israeliano ha detto che dagli Stati Uniti è arrivato grande stupore per gli effetti del bombardamento. Secondo le fonti di Axios, gli Stati Uniti sono stati sorpresi dalla portata degli attacchi nonostante Israele abbia detto di aver informato i funzionari Usa prima di colpire. La giustificazione data è che il carburante contenuto nei depositi fosse usato dal regime iraniano per rifornire anche i comparti militari. Gli americani però temono un aumento importante dei prezzi del petrolio – oggi arrivato a 100 dollari al barile – e anche una crisi ambientale in tutto il Medio Oriente, che potrebbe essere difficile da gestire una volta terminato il conflitto.




