La Francia è «pronta a partecipare» alla difesa dei paesi del Golfo, colpiti dalla rappresaglia iraniana dopo l’attacco congiunto di Israele e Usa che ha portato alla morte della guida suprema Ali Khamenei. Lo ha detto stamattina, 2 marzo, il ministro degli esteri francese Jean-Noel Barrot parlando di «sostegno e piena solidarietà». Nelle prossime ore a parlare sarà direttamente il presidente Emmanuel Macron, con un discorso sul ruolo della Francia nella difesa europea dopo gli stravolgimenti degli ultimi giorni. I Paesi del Golfo, in una nota congiunta diffusa in mattinata e riportata da Al Jazeera, hanno invocato il «diritto all’autodifesa», annunciando di star valutando risposte militari agli attacchi iraniani.

L’Ue divisa – Nei momenti successivi al lancio di missili e droni iraniani verso le basi Usa nel Golfo, Germania e Francia, insieme alla Gran Bretagna, avevano annunciato di essere pronte ad «azioni difensive proporzionate». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invitato l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati con gli Stati Uniti. Diversa la posizione spagnola, con il premier Pedro Sanchez che ha condannato anche «l’azione militare unilaterale di Israele e Usa». La linea di Sanchez è stata condivisa anche da Svezia, Slovenia e Irlanda che hanno parlato di violazioni del diritto internazionale nell’attacco per annientare la leadership iraniana. Reazioni e iniziative concordate nell’ambito dei singoli rapporti tra Paesi e non all’interno di un piano d’azione europeo comune.
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, su X ha definito gli sviluppi «estremamente preoccupanti». In un altro post ha condannato l’episodio che ha visto un drone iraniano colpire una base inglese a Cipro: «Sebbene non fosse l’obbiettivo, siamo fermamente al fianco degli Stati membri». Nelle scorse ore sono stati intercettati altri due droni diretti verso lo stesso obbiettivo. Il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa ha riaffermato l’impegno dell’Unione «a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale» e a «garantire la sicurezza nucleare e prevenire qualsiasi azione che possa ulteriormente aggravare le tensioni». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto di sostenere «ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni». La Farnesina ha predisposto una task force per il Golfo, che farà fronte all’emergenza degli italiani bloccati.

Russia e Cina – Il Cremlino ha espresso solidarietà all’Iran per l’uccisione dell’ayatollah Khamenei e, come la Cina, ha chiesto da subito una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, di cui sono entrambi membri permanenti. Pechino ha invitato alla de-escalation auspicando la fine dei contrattacchi iraniani, ma ribadendo la necessità di «rispettare la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran». Un chiaro riferimento all’iniziativa di Israele e Usa, accusati di violare il diritto internazionale. Il capo della diplomazia russa Serghei Lavrov si è scagliato contro «il tandem americano-israeliano» che «si nasconde dietro la presunta preoccupazione di impedire agli iraniani di acquisire armi nucleari per distruggere l’ordine costituzionale ed eliminare la leadership di uno Stato indesiderabile». «Il pacifista ha mostrato ancora una volta il suo vero volto», ha affermato l’ex presidente russo e attuale vice segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, con riferimento a Donald Trump. Il Consiglio è stato convocato dallo stesso Vladimir Putin subito dopo gli attacchi.

Guterres: «Serve de-escalation» – «Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. L’azione militare comporta il rischio di innescare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo». Lo ha detto il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres: «Chiedo una de-escalation e un’immediata cessazione delle ostilità. L’alternativa è un potenziale conflitto più ampio». Nella riunione del Consiglio di sicurezza il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite ha fatto sapere che «tutte le basi, le strutture e le risorse delle forze ostili nella regione saranno considerate obiettivi militari legittimi nell’ambito dell’esercizio del diritto di autodifesa dell’Iran, e l’Iran continuerà a esercitare il proprio diritto di autodifesa in modo deciso e senza indugio».