Nel conflitto in Medio Oriente il Pakistan si sta proponendo come mediatore tra Iran e Stati Uniti, forte del proprio legame con entrambi. Insieme alla Turchia è uno dei paesi più coinvolti negli sforzi per far terminare la guerra, e l’altro ieri – martedì 24 marzo – si è anche detto disponibile ad ospitare gli eventuali colloqui tra le parti nel suo territorio.

Il ruolo del Pakistan – Questo ruolo dipende da un lato dall’impegno del governo pakistano, che ha attivato la sua diplomazia subito dopo lo scoppio del conflitto, e dall’altro dai legami che il paese ha con entrambi i contendenti. Il rapporto con gli Stati Uniti si è rafforzato durante il primo conflitto afghano, la guerra che scoppiò nel 2001 a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle. In quel conflitto gli Stati Uniti sostennero il Pakistan contro il gruppo armato Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), ovvero un’organizzazione terroristica formata dai talebani pachistani, molto vicini a quelli afghani. L’alleanza tra Pakistan e Stati Uniti mise fine all’esperienza del TTP nel 2019. Più recentemente poi, il governo pachistano ha aderito al Board of Peace costituito da Donald Trump per la Striscia di Gaza, oltre ad aver stretto un accordo con un’azienda legata alle criptovalute della famiglia Trump. I legami con l’Iran sono risalenti al 1979, anno della rivoluzione islamica e della fine delle relazioni diplomatiche con gli Usa. Da quell’anno, il paese ospita nella sua ambasciata di Washington la delegazione diplomatica iraniana negli Stati Uniti. Al tempo stesso però in Pakistan non ci sono basi militari statunitensi, a differenza dei paesi del Golfo, coinvolti nel conflitto. 

I colloqui attuali – Attualmente i colloqui di pace sono in fase preliminare. Lunedì, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum riguardo la chiusura dello Stretto di Hormuz, Donald Trump ha parlato di colloqui «produtttivi», anche se l’Iran nega l’esistenza stessa di questi confronti. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal infatti, nonostante Turchia, Egitto e Arabia Saudita abbiano tentato di mediare, è il Pakistan ad aver le maggiori possibilità di successo, tanto da offrirsi come paese ospitante gli eventuali colloqui tra i due paesi. Proprio ieri poi, avrebbe presentato all’Iran da parte americana una bozza di accordo in 15 punti, che prevederebbe tra le altre cose, la fine del conflitto qualora l’Iran rinunci al proprio programma nucleare. 

Gli interessi del Pakistan – Il Pakistan ha forti interessi in questo conflitto. Se dovesse uscirne come fautore dei colloqui di pace tra i due paesi la sua posizione nella politica mondiale ne verrebbe rafforzata e il suo ruolo nella regione crescerebbe. Solo nell’ultimo anno ha aumentato il numero di conflitti con nazioni confinanti: prima, nel gennaio 2024, lo scontro nella regione del Belucistan con l’India, poi l’attacco all’Afghanistan accusato di difendere il rinato TTP. Con l’India lo scontro è antico e proviene dalla rapida e confusa scissione della colonia britannica nel 1947 tra Pakistan e, appunto, India. Tra le due nazioni esiste la regione del Kashmir – diviso in Kashmir indiano e pachistano – da più di 70 anni zona di altissime tensioni. Gli ultimi scontri in ordine di tempo risalgono alla primavera 2025: ad aprile il Pakistan ha compiuto un attentato a Pahalgam, nel Kashmir indiano, uccidendo 26 persone. Un mese dopo l’India ha risposto con un attacco missilistico contro il Pakistan, accusando il paese di sostenere il gruppo terroristico “Resistenza del Kashmir”, che l’India a sua volta ha riconosciuto come responsabile dell’attentato di aprile. A Febbraio 2026 poi, il rinato conflitto con l’Afghanistan, che il governo pachistano definì come «guerra aperta» tra i paesi. Il motivo è la rinascita del TTP, considerato sciolto nel 2019 ma a quanto pare risorto e protetto dai talebani afghani.