Migliaia di persone in strada nella capitale Beirut, edifici crollati, una cinquantina di villaggi evacuati e 31 vittime confermate dal ministero della Salute. È questo il bilancio dell’attacco lanciato da Israele contro il Libano nelle prime ore del 2 marzo, che allarga ulteriormente il conflitto con l’Iran.

Cittadini libanesi in fuga dalla capitale Beirut (fonte: Epa/Wael Hamzeh)
Libano – Ad accendere la miccia è stata un’incursione con razzi e droni del partito militante sciita Hezbollah contro una base militare nei pressi di Haifa, nel nord di Israele. Il gruppo alleato dell’Iran ha riferito che l’operazione era stata condotta come ritorsione per l’uccisione della guida suprema iraniana, Ali Khamenei, «in difesa del Libano e del suo popolo» e «in risposta alle ripetute aggressioni israeliane». La reazione israeliana non si è fatta attendere ed è stata affidata ad aerei da combattimento che hanno colpito la capitale Beirut e il sud del Paese. Il bilancio del Ministero della Salute parla di 31 vittime e 149 feriti.
In una nota, le forze di difesa israeliane (Idf) hanno affermato che l’obiettivo erano «alti funzionari, quartier generali e infrastrutture terroristiche». «Stiamo anche lavorando per evacuare i civili nel sud del Libano prima di ulteriori attacchi» che, è stato chiarito, «continuano e aumenteranno di intensità».
In un video condiviso poche ore dopo gli attacchi, il capo dell’esercito israeliano Eyal Zamir ha inoltre aggiunto che i combattimenti «potrebbero durare molti giorni». Il portavoce dell’Idf Nadav Shoshani ha fatto però sapere che «nel breve-medio periodo non c’è intenzione di avviare un’operazione via terra».
Nel frattempo il presidente libanese Joseph Aoun ha preso le distanze dal lancio di razzi di Hezbollah che ha innescato la reazione di Israele, «mandando all’aria il tentativo di restare fuori dal conflitto regionale». Aoun ha poi disapprovato «l’insistenza nell’usare ancora una volta il Libano come piattaforma per guerre che non lo riguardano».
Iran – Il fronte più caldo del conflitto rimane comunque l’Iran. Sulla situazione nel Paese è intervenuto in mattinata il ministro della Difesa israeliano Israel Katz: «Continueremo a perseguire l’obiettivo principale, ossia schiacciare e sconfiggere il regime terroristico iraniano e disattivarne le capacità». Parole che ribadiscono quanto già affermato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha invitato il popolo iraniano a scendere in piazza per rovesciare i vertici della Repubblica islamica, sottolineando che «l’operazione durerà tutto il tempo necessario». Parole a cui sono seguiti i fatti, con nuove ondate di raid che hanno colpito infrastrutture missilistiche, sistemi di difesa aerea, centri di comando e la base di Thar-Allah, quartier generale della sicurezza interna. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha informato che per il momento l’Agenzia Onu «non ha alcuna indicazione che uno qualsiasi degli impianti nucleari del Paese sia stato danneggiato o preso di mira».
La replica dell’Iran non si è fatta attendere, con sirene e allarmi che hanno scandito il passare delle ore in Israele. I pasdaran hanno lanciato quella che hanno definito una risposta «su vasta scala» contro basi americane nel Golfo e città israeliane. Missili e droni hanno colpito Tel Aviv, Gerusalemme e la vicina Bet Shemesh, dove un condominio è stato raso al suolo provocando nove morti e diversi dispersi. L’agenzia di notizie iraniana Tasnim, citando una fonte militare, ha riferito che la nuova ondata di missili contro Israele è diretta anche a colpire l’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Iraq – Nella mattinata del 2 marzo, un attacco missilistico israelo-statunitense ha preso di mira anche siti appartenenti al gruppo paramilitare Kataib Hezbollah a sud della capitale irachena Baghdad. Secondo quanto riferisce l’emittente qatariota Al Jazeera, sono stati segnalati danni materiali significativi, tra cui l’incendio di veicoli, siti e magazzini ma non si sono registrate vittime.




