«Sono sicuro che vedrete al telegiornale che gli ucraini hanno minacciato non solo me, ma anche voi». Inizia così la telefonata del primo ministro ungherese Viktor Orban alla sua famiglia. In maniche di camicia e con la mano sulla fronte, il leader ungherese appare, stranamente, debole davanti alla telecamera. La ragione di questo tuffo mediatico nell’intimità della famiglia Orban è legata alla diatriba tra Ungheria e Ucraina che si sta consumando in questi giorni. Da una parte Budapest vorrebbe la riapertura dell’oleodotto Druzhba (dell’amicizia), che fa transitare dalla Russia gli idrocarburi passando per l’Ucraina. Kiev, invece, dice che non è possibile per cause di forza maggiore, i droni russi, e nega qualsiasi ricognizione autonoma sull’infrastruttura.
The Ukrainians are already threatening my family, my children, and my grandchildren.
Everyone is fine, but there are limits to everything! pic.twitter.com/qBoMOtADrp
— Clash Report (@clashreport) March 11, 2026
I toni dello scontro – In questo clima, da una parte all’altra dei Carpazi, volano minacce. «Consegnerò l’indirizzo di questa persona (Orban, ndr) alle nostre forze armate» aveva affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo lo stop dell’Ungheria ai 90 miliardi di finanziamento europeo. Minaccia non gradita neanche a Bruxelles, che non ama Orban ma aveva richiesto al presidente ucraino più moderazione. Qualche giorno dopo, a fare la parte del duro ci ha pensato Hryhoriy Omelchenko, un politico ucraino in pensione che ha prestato servizio nei servizi di sicurezza. In un’intervista tv aveva insinuato che l’intelligence avrebbero potuto dare la caccia al primo ministro ungherese se non avesse cambiato idea sulla sua posizione anti-ucraina. Toni da schermaglia senza soluzione.
Orban e le elezioni – In questo contesto complicato, Orban ha deciso di mostrarsi insolitamente vulnerabile e familiare. Nella telefonata, fatta circolare, ieri 11 marzo, dichiara tutta la preoccupazione per la sua incolumità alla famiglia. La trovata ha però un fine propagandistico. L’idea è quello di mandare un messaggio di complicità ai suoi elettori, che saranno chiamati alle urne il 12 aprile. Il primo ministro, che dal 1998 a oggi ha governato l’Ungheria per più di vent’anni, è per la prima volta sfavorito nei sondaggi. Lo sfidante, ed ex compagno di partito, Peter Magyar, è avanti di venti punti. La situazione apparentemente disperata per Orban richiede nuove strategie. Il tentativo finale del premier ungherese è quello di stressare il sentimento anti-ucraino degli ungheresi e mostrandoli come il nemico numero uno di Budapest.
It seems that Viktor Orbán has been moved from closed-door rallies to public forums by Russian campaign advisers and agents.
Even they see that @PM_ViktorOrban‘s scare tactics and war rhetoric are not enough to intimidate the millions of Hungarians who want change.
They also see… pic.twitter.com/ucHdPpXZUs— Magyar Péter (Ne féljetek) (@magyarpeterMP) March 11, 2026
L’Ungheria e il gas russo – Orban ha l’obiettivo di convincere i suoi elettori che, costi quel che costi, il gas russo deve continuare ad arrivare. Per farlo, in primo luogo, ha posto il veto, in sede di Consiglio Affari esteri, sui 90 miliardi europei destinati a Kiev. Il motivo: non aiutare uno stato che ha bloccato l’afflusso di gas dalla Russia a Budapest. Il tema dello scontro è la riapertura dell’oleodotto dell’amicizia, chiamato così perché collegava la “madrepatria” Russia a Ucraina e Ungheria. Zelensky, in una conferenza stampa il 5 marzo non si è dichiarato molto disposto sul tema: «L’Ucraina può riparare l’oleodotto Friendship in un mese o un mese e mezzo, anche se non vede alcuna ragione tecnica o di sicurezza per farlo». Parole che non sono state gradite affatto a Budapest. Il giorno successivo le autorità hanno fermato un convoglio blindato che stava trasportando denaro statale ucraino dall’Austria al Paese in guerra.
Le ultime schermaglie – In questi giorni poi lo scontro è tornato di attualità. Kiev ha respinto una delegazione ungherese che voleva accertare le condizioni dell’oleodotto. «Questo gruppo non ha uno status ufficiale e non sono previsti incontri ufficiali», ha fatto sapere il ministero degli Esteri ucraino, precisando che i membri della delegazione sarebbero stati considerati «turisti». L’Ungheria non ha mancato, così, di dare una spallata alle velleità d’ingresso nell’Unione europea da parte di Kiev. L’Assemblea Nazionale ungherese, il Parlamento monocamerale del Paese, ha adottato l’11 marzo una risoluzione che respinge l’adesione dell’Ucraina all’Ue e «l’ulteriore finanziamento della guerra e i tentativi di trasformare l’Unione europea in un’alleanza militare», ha specificato il portavoce del governo, Zoltan Kovacs.
Nessun vincitore tra Ungheria e Ucraina – Nella battaglia incrociata della propaganda per ora non c’è nessun vincitore. Kiev non sta ottenendo i 90 miliardi europei, Orban non riceve gas russo, l’Ue rimane a guardare senza poter intervenire. A festeggiare alle spalle di tutti, sembrerebbe esserci il presidente russo Vladimir Putin, che di un’Ucraina priva di aiuti economici ha un disperato bisogno, mentre che l’Ungheria compri il gas russo può anche fare a meno.




