Si sono rivisti al vertice Nato di Ankara, ma il rapporto non è tornato felice come una volta. Negli ultimi tempi c’è stata la crisi, soprattutto dopo il G7 in cui Giorgia Meloni avrebbe implorato Donald Trump per una foto (ma la premier ha smentito indignata). Questa volta il presidente degli Stati Uniti ha provato ad addolcire la pillola nei confronti di Meloni pur non nascondendo il suo risentimento. «Mi piace, è una brava persona, ma con l’Iran non ci ha aiutato», ha dichiarato. Questa mattina, mercoledì 8 luglio, ha rincarato la dose durante il colloquio con il segretario generale della Nato Mark Rutte: «L’Italia ha fatto molto male con le sue basi». La presidente del Consiglio però non risponde più agli attacchi di Trump, sceglie di ignorarlo, di lasciar cadere le provocazioni. Anche perché pare che il governo interpreti queste mosse non come un tentativo di riconciliazione, ma come una strategia di “insistenza”, un modo per fare pressione sulle scelte dell’Italia in politica estera.

Riposizionamenti – Trump e Meloni non si sono seduti vicini al tavolo del summit. E il gelo emerge anche dalle mancate risposte della presidente del consiglio ai giornalisti: si è limitata ad accennare ai loro «rapporti cordiali». Il governo italiano che doveva essere il nodo di congiunzione tra gli Stati uniti e i paesi europei della Nato, il mediatore che riesce a mettere tutti d’accordo, ora si ritrova in una posizione simile a Germania e Francia, colpevoli secondo Trump di non aver sostenuto adeguatamente la guerra all’Iran. Anzi, il tycoon non perde occasione per accanirsi contro Meloni, proprio perché è rimasto deluso da alcune prese di posizione italiane dopo anni di supporto indiscriminato. E quindi, nonostante se la prendesse con tutti i paesi nato, l’unico nome che Trump ha fatto durante il suo discorso ad Ankara è stato quello di Giorgia Meloni.

Consensi – Meloni è perfettamente consapevole che la vicinanza a Trump non fa crescere le percentuali del suo partito, soprattutto dopo la guerra all’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, che tanto hanno impattato sulle economie europee. La presidente del Consiglio ha potuto anche notare che molti cittadini italiani, anche non di destra, si sono schierati dalla sua parte quando Trump ha affermato di averle concesso una foto perché le faceva pietà. A un anno delle elezioni politiche, potrebbe convenirle dimostrarsi forte e più concentrata sugli interessi nazionali rispetto a cercare di far contento l’ingombrante alleato.

Usa e Italia – Nonostante i rapporti personali ai minimi storici dei due presidenti, Italia e Stati Uniti non sono vicine a una crisi diplomatica. I due paesi continuano a essere solidi alleati, qualche giorno fa sia il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sia il ministro dei trasporti Matteo Salvini festeggiavano la festa dell’indipendenza insieme al consolato statunitense di Roma. Entrambi hanno dichiarato che i rapporti sono stabili, Salvini si è lasciato andare anche a un «Tra Washington e Bruxelles lascio a voi immaginare per chi batterà il mio cuore”. Si riferiva all’ottavo di finale del Mondiale tra Stati Uniti e Belgio. Alla fine ha vinto 4 a 1 Bruxelles. Se solo la politica seguisse ciò che ha suggerito il calcio, a Meloni non resterebbe che far squadra con i suoi alleati europei per arrestare le pretese di Donald Trump.