Unicità, gioia e condivisione: sono questi i tre aggettivi scelti da Deborah Compagnoni per descrivere cosa sono per lei le Olimpiadi. Prima atleta a vincere una medaglia d’oro in tre diverse edizioni dei Giochi olimpici invernali nella storia dello sci alpino, Compagnoni è un’icona dello sport azzurro e non solo. Originaria di Santa Caterina Valfurva, in provincia di Sondrio, ha ripercorso la sua carriera dalle prime discese ai trionfi olimpici in un incontro con i tifosi a Bormio.

Deborah Compagnoni durante l’evento con i tifosi (foto di Giacomo Candoni)
La polemica e il vivere il momento – Dopo i complimenti agli «uomini-jet» della nazionale maschile per gli ottimi risultati nella discesa libera del 7 febbraio (Giovanni Franzoni secondo e Dominik Paris terzo), Compagnoni ha leggermente polemizzato sulla scarsa visibilità data a Bormio nei giorni precedenti l’inizio delle gare: «Si è parlato a lungo degli atleti ma non di questa località stupenda, a cui non è stato dato spazio nemmeno durante la cerimonia di apertura di Milano». Ora però che le Olimpiadi sono qui è importante viverle perché, come racconta Compagnoni, dietro al mero evento sportivo c’è molto altro: «Non si celebrano solo le vittorie degli atleti, ma le bellezze di un territorio. E poi ci sono le persone, spensierate e felici, che si entusiasmano indipendentemente dai risultati e sono il valore aggiunto dei Giochi».

L’esultanza dopo la vittoria a Nagano (fonte: profilo Facebook)
I ricordi – L’incontro si era aperto con un viaggio nell’album dei ricordi, iniziato con un aneddoto sulle solette delle scarpe che usava quando era una ragazzina: «Le ho ritrovate recentemente mentre cercavo alcuni cimeli ed erano tutte rattoppate perché le ho usate per 7-8 anni. Erano finissime e spesso mi congelavo i piedi (ride, ndr) però mi hanno aiutato a capire al meglio come affrontare certe condizioni di neve».
Il mondo la conobbe nel 1992 ad Albertville, in Canada, dove a 21 anni conquistò l’oro nel super-G. Compagnoni si ripeté poi due anni più tardi a Lillehammer in Norvegia, nella prima edizione in cui le Olimpiadi invernali non si svolsero nello stesso anno di quelle estive. Mentre sta ricordando proprio questo successo una signora dal pubblico, con un pizzico di emozione, fa sapere che sugli spalti c’era anche lei. Le Olimpiadi sono davvero un evento senza tempo e senza confini. Il terzo sigillo dorato arrivò invece a Nagano, in Giappone, nel 1998, dove bissò l’oro in gigante dell’edizione precedente.




