
Andrea Pucci (foto Ansa – Maurizio Degl’innocenti)
«La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa». È il duro commento, riportato dal Corriere della Sera, che arriva da Giorgia Meloni dopo che il comico Andrea Pucci ha rinunciato alla co-conduzione del festival di Sanremo. Il ritiro è arrivato dopo i tanti commenti negativi arrivati in seguito all’annuncio di Carlo Conti: «Il punto più basso raggiunto da questo Festival meloniano», ha scritto qualche utente sui social. «Omofobo, xenofobo, razzista. Anche se il problema per Pucci, in quanto comico, è un altro: non fa ridere», critica un altro. E ancora: «Il suo repertorio è fatto solo di insulti e battute volgari». Per la presidente del Consiglio «è inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco». Meloni denuncia il «doppiopesismo della sinistra che considera ‘sacra’ la satira, insulti compresi, quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide». Con lei concordano i suoi due vicepremier: Antonio Tajani, che considera il comico «vittima del politicamente corretto», e Matteo Salvini, che scrive su Facebook «Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso».
Il ritiro del comico – «Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili», ha scritto Pucci. Il comico non intende tornare sui suoi passi, anche dopo tutta la solidarietà ricevuta dalla maggioranza di governo. Non sarebbe servito nemmeno l’invito del presidente del Senato Ignazio La Russa a ripensarci. Reagendo all’odio social che gli si è scatenato contro, Pucci ha affermato che «nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più». E aggiunge: «Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno». Sono tante le uscite del comico che fanno storcere il naso ai telespettatori. Come quando ha festeggiato la vittoria elettorale di Fratelli d’Italia con un «spiace zecche» sui social. O quando si è definito «l’unico comico di destra». A volte le battute di Pucci hanno avuto un obiettivo preciso, come quando ha invitato la segretaria del Pd Elly Schlein a visitare un dentista o a sistemarsi le orecchie, paragonandola a «Alvaro Vitali e Pippo Franco insieme». Insorge anche la comunità Lgbt, che non si è dimenticata di quando ha chiesto all’influencer e personaggio televisivo Tommaso Zorzi se il tampone Covid se lo facesse mettere nel didietro. E poi i tanti sketch incentrati su sua moglie e le donne in generale, pieni di stereotipi di genere.
Le reazioni dell’opposizione – Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione vigilanza Rai, è il primo a commentare il ritiro di Pucci: «Prendiamo atto della rinuncia, una scelta di buonsenso che non appartiene a tutti. In Italia non c’è alcuna deriva illiberale della sinistra, c’è piuttosto una evidente inadeguatezza culturale della destra al governo». «Avevo chiesto a Meloni di dirci cosa vuole fare contro il boom di cassa integrazione e la perdita di 6mila euro netti in media per i lavoratori ma nulla. Ora deve parlare del comico Pucci per distrarci tutti ancora un po’ con la grancassa mediatica in mano ai partiti di maggioranza al seguito», tuona il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, «Cari italiani dei vostri problemi con la sanità, le bollette, i bassi salari a questo governo interessa davvero poco o nulla». A prendere posizione è anche Matteo Renzi: «Non so quanto faccia ridere Pucci, so però quanto fa ridere un Governo in cui premier e vicepremier danno la solidarietà a un comico e non parlano di tasse e coltelli».




