«L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio». Sono le parole di Raquel Garcia Hermida, relatrice della direttiva europea anticorruzione. «Il mandato è molto chiaro sull’abuso di ufficio» ha aggiunto. Il testo è stato approvato a larga maggioranza al Parlamento Ue con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni, nella seduta di oggi pomeriggio, giovedì 26 marzo, a Bruxelles. La direttiva deve ora passare dal Consiglio. Entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Ed entro due anni gli Stati membri dovranno adeguarsi. Ciò significa che l’Italia potrebbe essere costretta a reintrodurre l’abuso d’ufficio, depenalizzato due anni fa con una Legge che porta la firma del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nel voto di oggi, dopo che l’Italia si era astenuta in Commissione nel gennaio scorso, anche i parlamentari europei di Fratelli d’Italia si sono espressi favorevolmente.

Gli effetti del No Non c’è pace per il ministro Nordio in quella che passerà alla storia come la sua settimana politica più fallimentare. Tutto parte da quel No popolare al referendum sulla giustizia. Separazione delle carriere, divisione del Csm, ridefinito nella sua composizione, introduzione dell’Alta corte disciplinare erano i punti chiave della riforma affossata alle urne tra domenica 22 e lunedì 23 marzo. Da lì la cascata di dimissioni del suo sottosegretario Andrea Delmastro e della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, che ci hanno messo del proprio a loro volta: lui travolto da uno scandolo sulla sua passata partecipazione societaria in un ristorante insieme alla figlia di un prestanome della camorra; lei, indagata per il caso Almasri, per delle affermazioni «dal sen fuggite» contro i magistrati.

Forza Italia  Il terremoto si è propagato nella casa degli alleati azzurri, con Marina Berlusconi che ha chiesto – e ottenuto – la testa di Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato. Gasparri, dalla tastiera facile sui social contro internauti qualunque, sconta la sua vicinanza ad Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ma soprattutto vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, ritenuto inadeguato dagli eredi del fondatore del partito. Ma Nordio deve avere una schiena antisismica e, nonostante le richieste di dimissioni delle opposizioni, ancora resiste. La nuova grana però arriva col vento di Bruxelles, appunto con l’adozione della direttiva anticorruzione che intende far perseguire penalmente l’abuso d’ufficio dai 27 Stati membri.

L’iter La Commissione europea a gennaio aveva già approvato a larga maggioranza l’accordo anticorruzione (l’Italia si era astenuta). L’input risale al maggio 2023, quando la stessa Commissione aveva presentato un pacchetto ad hoc, che includeva una proposta di direttiva. Una misura importante perché rappresenta il primo quadro normativo a livello europeo per la definizione dei reati di corruzione: l’obiettivo è di uniformare le norme minime per le sanzioni penali e non penali relative ad appropriazione indebita, ostruzione alla giustizia, traffico di influenze, esercizio abusivo di funzioni, arricchimento illecito connesso alla corruzione, occultamento e reati di corruzione nel settore privato.

Cosa dice la direttiva – Il testo definitivo non parla espressamente di “abuso di ufficio”. I lunghi negoziati, da quando la prima bozza è stata presentata nel 2023, hanno portato all’eliminazione di un riferimento specifico. Secondo l’articolo 11, tuttavia, «gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che almeno alcune gravi violazioni della legge commesse da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, o che tali violazioni siano commesse nell’omissione di un atto, siano punibili come reato penale, se commesse intenzionalmente». Un obbligo rimasto generico che non è ancora chiaro come sarà recepito dall’Italia, che avrà due anni per adeguarsi. Se non lo facesse, dunque se non fosse reintrodotto l’abuso d’ufficio, potrebbe essere sollevata, nuovamente, la questione di costituzionalità della legge Nordio (la n. 114 del 2024).

Incostituzionalità – L’eccezione di incostituzionalità è stata respinta lo scorso maggio dalla Consulta perché la Convenzione di Merida invita a «considerare l’adozione» dell’abuso d’ufficio, ma non prescrive questo tipo di incriminazione. La direttiva è invece più severa. Il futuro dell’abuso d’ufficio è probabilmente appeso all’interpretazione che la Consulta darà alla direttiva. Quanto al futuro di Nordio, per ora, alla volontà della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.