«Se son rose fioriranno». Non è soltanto un adagio, ma anche la risposta del ministro degli Esteri Antonio Tajani, di Forza Italia, all’apertura del leader di Azione Carlo Calenda verso una possibile alleanza tra i due partiti. La foto del vicepremier Matteo Salvini che stringe la mano a Tommy Robinson, esponente della destra ultranazionalista, xenofoba e razzista britannica, privo di reale accreditamento politico nel Regno Unito ma ricevuto al ministero italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti, è circolata anche alla tre giorni organizzata dai forzisti a Milano, non senxza qualche consguenza.
L’occasione era il trentaduesimo anniversario della discesa in campo di Silvio Berlusconi e tra i presenti c’era anche Calenda. «Non posso stare con chi riceve neonazisti cocainomani in un ministero della Repubblica italiana», ha detto dal palco del Teatro Manzoni che ospitava la kermesse. «Se ci sarà spazio sarò felicissimo di lavorare insieme», ha poi aggiunto, pur consapevole di «non poter dettare condizioni». Per il leader del partito centrista e liberaldemocratico l punto è chiarire il perimetro politico: «Perché io a condividere un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Vannacci e Salvini proprio non ce la faccio. Questo Paese ha un disperato bisogno di popolari, riformisti e liberali». Quanto al leader leghista, la richiesta è netta: «Si dimetta».
L’accoglienza da Forza Italia – Gli azzurri hanno reagito mostrando disponibilità e apertura, seppur con toni e intensità diverse. Prudente Tajani: «Si può parlare, poi se son rose fioriranno». Più caloroso Paolo Berlusconi: «Calenda è un ottimo politico, speriamo faccia parte anche lui della coalizione». Decisa Letizia Moratti, presidente della Consulta forzista e principale promotrice del dialogo con Azione: «Nuove forze riformiste e liberali potrebbero colmare nel centrodestra il vuoto lasciato da posizioni estremiste che finora hanno scoraggiato l’avvicinamento dei moderati».
I precedenti – Negli ultimi mesi Azione e Forza Italia si sono ritrovate su posizioni comuni, soprattutto sulla collocazione europea dell’Italia, prendendo progressivamente le distanze sia dal sovranismo sia dal movimentismo antisistema. Si è aperto anche un confronto sulle future amministrative del 2027, a partire da Milano, Torino e Roma: segnali che i rispettivi gruppi dirigenti leggono come una possibile prova generale di un asse moderato. Intanto, un precedente più strutturato esiste già in Basilicata, dove Azione ha sostenuto il governatore Vito Bardi, espressione di Forza Italia, entrando di fatto in una coalizione di centrodestra. Una scelta che Calenda rivendica come coerente con la linea del partito, fondata su programmi e non su appartenenze ideologiche. A rendere più evidente questo avvicinamento contribuisce anche il crescente disagio dell’area moderata nei confronti della Lega: in questo quadro, la foto di Salvini con Robinson potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.




