Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, 11 febbraio, un disegno di legge sui migranti. Il testo è diviso in due parti: la prima parte riguarda disposizioni per l’attuazione del Patto Ue del 14 maggio 2024 su immigrazione e asilo che entrerà in vigore il prossimo giugno, la seconda contiene disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, volte a rafforzare gli strumenti di contrasto agli ingressi irregolari.
Blocco navale delle Ong – Tra le misure più discusse e più celebrate dalla presidente Giorgia Meloni: il ritorno del “blocco navale”. All’Art.10 si legge: «Nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno». I casi in cui questa interdizione può essere disposta sono quattro: «Il rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale; la pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini; le emergenze sanitarie di rilevanza internazionale; gli eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza». La durata del blocco non può superare i 30 giorni ed è rinnovabile fino a un massimo di sei volte. «In caso di violazione dell’interdizione – prosegue l’articolo – si applica al trasgressore la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000». I migranti a bordo di queste imbarcazioni «possono essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate», ad esempio, l’Albania.
No ai cellulari nei Cpr – Cambiano anche le regole sui Cpr, i Centri di Permanenza per il Rimpatrio, dove vengono trattenuti gli stranieri irregolari in attesa di espulsione. Il testo stabilisce che le persone all’interno dei Cpr non possano tenere con loro cellulari di proprietà. I dispositivi devono essere custoditi dal personale incaricato della gestione e consegnati solo per il tempo strettamente necessario al loro utilizzo. Inoltre, devono essere privi di telecamera. Inoltre, nel ddl si legge che possono entrare nei centri «i membri del Governo e del Parlamento nazionale e i loro collaboratori stabili incardinati nell’ambito del loro ufficio, limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta». Si escludono dunque professionisti legali e sanitari.
Più criteri di espulsione – Oltre a quelli già esistenti, il giudice potrà disporre il rimpatrio anche in caso di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, aggressioni e intimidazioni aggravate ai danni di organi politici, amministrativi o giudiziari, delitti contro l’assistenza familiare, furto e reati informatici.
Requisiti più stringenti su soggiorno – I requisiti per l’accesso alla protezione complementare dovranno essere dimostrati attraverso documentazione formale rilasciata dalle autorità competenti. In particolare, la permanenza quinquennale regolare dovrà essere verificata tramite i registri anagrafici e i titoli di soggiorno, mentre la conoscenza della lingua italiana dovrà risultare da attestazioni ufficiali rilasciate da enti riconosciuti dallo Stato. Diventano più stringenti anche i requisiti reddituali e alloggiativi. L’idoneità dell’alloggio sarà accertata secondo gli standard previsti dalle normative locali in materia edilizia e sanitaria, mentre la capacità reddituale verrà rapportata alle soglie già utilizzate per i ricongiungimenti familiari.




