Il Tribunale di Roma ha condannato il ministero della Giustizia a risarcire un uomo migrante di 50 anni per essere stato trasferito illegalmente nel centro per i rimpatri di Gjader, in Albania. La cifra che il ministero dovrà dare all’uomo algerino è di 700 euro. È la prima volta che viene richiesto il risarcimento per una detenzione illegittima da quando è stato siglato il protocollo Italia-Albania a febbraio 2024.

Il trasferimento – Prima di essere trasferito l’uomo era recluso nel Cpr di Gradisca di Isonzo. Era il 10 aprile 2025 quando gli è stato comunicato che sarebbe stato trasferito nel centro di Brindisi, ma lì non è mai arrivato. Invece che in Puglia è stato portato in Albania, senza che venisse avvisato del cambio di destinazione. Solo dopo 48 ore ha capito di non trovarsi più in Italia. Per ore non ha potuto comunicare con la moglie, i figli e l’avvocato, che non sapevano si trovasse oltre l’Adriatico. In più il trasferimento sarebbe avvenuto in condizioni degradanti, con fascette ai polsi e con scarsa possibilità di andare in bagno. All’uomo è subito stato riconosciuto l’ingiusto trattenimento e il 9 maggio è tornato in libertà.

La prima volta – La sentenza del 10 febbraio, che condanna il ministero della Giustizia a pagare 700 e coprire le spese processuali dell’uomo algerino, in Italia da vent’anni, parla di «condotta colposa» e «mancata osservanza di regole di buona amministrazione da cui è derivata l’incisione dannosa della sfera privata dei diritti della persona». Questa prima richiesta di risarcimento per detenzione illegittima nei centri per il rimpatrio in Albania potrebbe rappresentare un precedente. Tutto questo in un contesto particolare, con l’Europa che ha approvato un provvedimento sui così detti Paesi terzi sicuri, definito peggio del protocollo Italia-Albania da diverse associazioni umanitarie.

Il protocollo – Quando è stato firmato il protocollo a febbraio 2024, i Cpr in Albania erano destinati ad accogliere uomini adulti migranti provenienti da «Paesi sicuri» soccorsi in mare da autorità italiane. È solo nel marzo 2025 che un decreto legge ha aggiunto la possibilità di portare nei centri di Gjader e Shengjin anche le persone già recluse nei Cpr in Italia. Il decreto legge è arrivato dopo che i giudici non avevano convalidato molti trasferimenti, lasciando quasi vuoti i centri in Albania.