«Mentre il governo annuncia il “blocco navale” e attacca le Ong, il diritto dà ragione alla disobbedienza civile» si legge in un post di Sea Watch. Poi la risposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Ma il compito dei magistrati è far rispettare la legge o premiare chi si vanta di non rispettare la legge?», sempre via social. Uno scontro ingaggiato a poche ore dall’intervento straordinario del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere il rispetto reciproco tra le istituzioni dopo attacchi e risposte tra esponenti di governo e magistrati sul referendum per la conferma della riforma della giustizia. A poco è servito, è un fatto, perché il Tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire Sea Watch per il fermo illegale della Sea Watch 3 nel 2019, l’imbarcazione capitanata da Carola Rackete. E per il governo si tratta di «sentenza ideologica».
La sentenza dopo le sentenze – Saranno i ministeri di Interno, Trasporti ed Economia a dover risarcire l’Ong tedesca Sea Watch per 76 mila euro, più 14 mila di le spese legali. Prima lo sbarco a Lampedusa di 42 persone migranti, arrivate a bordo della nave Sea Watch 3 capitanata da Carola Rackete il 29 giugno 2019. Poi l’arresto della capitana e il fermo dell’imbarcazione. Ora il Tribunale di Palermo ha deciso che quel sequestro durato cinque mesi fu illegittimo. Ma è solo la decisione civile. Le sentenze penali avevano già dato ragione alle decisioni prese da Rackete, che ha agito adempiendo al suo dovere. Era stata la gip di Agrigento a non convalidare l’arresto, una scelta confermata poi in Cassazione, che ha scagionato la capitana in maniera definitiva.
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Con buona pace di Mattarella – Per la prima volta in 11 anni da Capo di Stato, Sergio Mattarella non era mai intervenuto a una riunione ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura. Ma il montare degli attacchi ai giudici e le risposte ai politici di maggioranza, tra cui l’ultimo commento del ministro Carlo Nordio che ha definito il Csm un organismo «para-mafioso» hanno spinto Mattarella a prendere parola. Solo poche ore dopo è arrivata la notizia della sentenza sul caso Rackete e sono subito arrivati i commenti di almeno dieci esponenti di partiti di maggioranza, compresi il ministro Matteo Salvini e la premier Giorgia Meloni. La presidente del consiglio si è affidata ai social, mentre Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia ha detto: «Se una parte di giudici pensa di fermare le politiche di difesa del nostro territorio nazionale con queste sentenze vergognose hanno capito malissimo». E per ultimo Salvini ha spostato l’attenzione: «Il 22-23 marzo voterò SI al referendum per cambiare questa in(Giustizia)».
Blocco navale e fermo – I fatti risalgono a quasi sette anni fa. È successo tutto in un mondo pre-pandemico, l’ascesa Meloni era ancora lontana, Giuseppe Conte era al primo mandato da presidente del Consiglio e Matteo Salvini era ministro dell’Interno. Era il 2019 e fu proprio lui a imporre un blocco navale per non far attraccare la nave di Sea Watch a Lampedusa, per far sbarcare 42 persone migranti soccorse in acque libiche. La capitana Carola Rackete prese la decisione di forzare il blocco e arrivare comunque sull’isola a causa delle condizioni delle persone a bordo che necessitavano interventi medici. Così, appena arrivata in porto Carola Rackete fu arrestata.




