«Ne abbiamo avute di occasioni, perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai». La melodia de “La stagione dell’amore” di Battiato starebbe bene come colonna sonora sopra alle immagini di Giorgia Meloni ospite del podcast di Fedez, a tre giorni dal referendum sulla giustizia. La presidente del Consiglio e il cantante prestato al mondo delle interviste non si erano ancora incontrati prima. Anche per questo l’anteprima dei due seduti l’uno a fianco all’altra poteva sembrare un’elaborazione dell’intelligenza artificiale. E per altre molte ragioni.

I precedenti – Incontro no, ma scontro a distanza sì. Nel 2023 ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, con una frecciata Meloni aveva suggerito di dubitare delle persone che lavorano sul web. E lui aveva prontamente risposto: «Siamo noi che dovremmo diffidare dei politici». Fedez ha espresso posizioni avverse alle politiche di destra fin dai suoi inizi. Ora viene accusato di prestare il fianco alla campagna per il Sì, in una operazione camaleontica. Eppure gli esordi musicali del rapper, cresciuto a Buccinasco, nell’hinterland milanese, sono stati nei centri sociali. Dopo lo sgombero del Leoncavallo della scorsa estate, ha scritto sui social: «L’involucro splendente di una città che è stata svuotata di tutto. Anche della sua stessa identità». E più di recente, a settembre, in una puntata del suo podcast si è vantato di aver fatto chiudere lo spazio sociale di destra Cuore Nero «dandogli fuoco».
Ormai passate alla storia le schermaglie con i berlusconiani Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi. Il primo, ora capogruppo dei senatori di Forza Italia, lo aveva definito un «coso dipinto». «Giudicare le apparenze è l’atteggiamento tipico di chi è sporco dentro», la replica di Fedez. I due nel 2015 si sono sfidati a colpi di querele per essersi scambiati epiteti faunistici: 100mila euro chiesti dall’artista per essere stato chiamato «coniglio» da Gasparri che aveva rilanciato con un risarcimento di mezzo milione per essere stato paragonato a un «maiale». Come nei migliori copioni, tutto finito in nulla. Con Giovanardi lo scontro è stato sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Fedez, che si è più volte schierato dalla parte dei famigliari di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi, dopo la sentenza sul caso Cucchi ha rinfacciato al forzista le sue stesse parole, di quando sosteneva che il giovane fosse morto disidratato. Altro bersaglio prediletto di Fedez, la Lega e il suo segretario Matteo Salvini: un «pagliaccio» per aver definito Cucchi un drogato e Morisi – ex responsabile della macchina social del Carroccio finito in uno scandalo di droga – un amico da salvare. Ma contro la Lega Fedez ne ha avute anche per le politiche migratorie e le posizioni xenofobe.

Concertoni e yacht – Il cantante ha fatto parlare delle sue opinioni politiche in due occasioni di grande visibilità. Al Concertone del primo maggio del 2021 aveva citato senza il consenso della Rai un elenco di frasi di esponenti della Lega contro la comunità Lgbt. E poi a Sanremo nel 2023 aveva strappato in diretta la foto di Galeazzo Bignami travestito da nazista. E giù polemiche.
Fedez ha attraversato fasi alterne, tra la rappresentazione di tesi antisistema e l’incarnazione del capitalismo. Dall’inno del Movimento 5 Stelle, scritto in occasione della tre giorni dei grillini al Circo Massimo del 2014 («Dalla marcia su Roma fino al marcio su Roma. C’è solo un MoVimento che va avanti all’infinito») alla partecipazione all’ultimo congresso nazionale di Forza Italia Giovani. E non si possono non citare le fotografie di Fedez paparazzato assieme a Ignazio La Russa e Daniela Santanchè su uno yacht in Costa Smeralda.
Nel mezzo la campagna di sensibilizzazione durante l’epidemia di Covid sul rispetto delle limitazioni, accogliendo un appello rivoltogli dallo stesso presidente del Consiglio di allora Giuseppe Conte. E poi le campagne di raccolta fondi e le donazioni agli ospedali durante la pandemia. Una mobilitazione che è valso un Ambrogino d’oro a lui e alla sua ex moglie Chiara Ferragni. Ma nemmeno con il sindaco Beppe Sala l’idillio è durato. Lo ha definito un «influencer con la fascia tricolore» e ha polemizzato: «Milano brucia, uno stupro ogni venti ore». E ancora la scorsa estate Fedez ha criticato Sala per non essersi dimesso dopo lo scandalo sull’urbanistica che ha travolto il Comune di Milan. Ora ha deciso di capitalizzare migliaia di visualizzazioni sulla vetrina offerta alla presidente del Consiglio. Dal rap ai giri di valzer, si potrebbe dire.