È il tempo di referendum, di nuovo. Il 22 e il 23 marzo 2026 i cittadini italiani sono chiamati al voto per esprimere il proprio parere sulle modifiche costituzionali in tema di separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e sul conseguenrte sdoppiamento dei loro organo di autogoverno. Si tratta del quarto referendum costituzionale negli ultimi vent’anni, il quinto da quando l’Assemblea costituente ha approvato la Costituzione nel 1948. Più di altre volte, il quesito non è di facile comprensibilità per una persona lontana dal mondo del diritto, quindi è necessario provare a fare un po’ di chiarezza su cosa potrebbe cambiare in caso di vittoria del Sì e su cosa resterebbe invariato se vincesse il No.

Cosa si vota – La riforma, già approvata dal Parlamento, introduce la cosiddetta separazione delle carriere tra magistratura requirente (i magistrati che indagano e sostengono l’accusa) e magistratura giudicante (quelli che emettono sentenze). Fino a oggi entrambi rispondono al controllo del Consiglio superiore della magistratura (CSM). Con la riforma invece verrebbero creati due distinti consigli superiori per le due funzioni. Inoltre, verrebbe introdotta anche una Corte disciplinare alla quale si attribuisce la competenza sui procedimenti disciplinari.
Ma chi e come saranno eletti i membri di questi consigli superiori che si autogovernano? Tramite il sorteggio, cioè attraverso un’assegnazione casuale. Il sorteggio è stato presentato come uno strumento utile a favorire una maggiore neutralità degli organi di governo interno. E quindi a indebolire le correnti della magistratura, cioè quei gruppi organizzati interni all’Anm (Associazione nazionale magistrati, il sindacato di categoria) costituiti in base a comuni orientamenti culturali, ideali e, soprattutto I politici.

Cosa cambia – Attualmente il Csm è composto da 33 persone: i 3 membri di diritto, ovvero il Presidente della Repubblica, il primo Presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale, 20 membri togati (magistrati ordinari eletti dai loro colleghi), e 10 membri laici eletti dal Parlamento in seduta comune. Per far parte di quest’ultima categoria si deve essere avvocati con almeno 15 anni di professione o professori universitari che si occupano di materie giuridiche.
Se dovesse vincere il sì, i due consigli superiori che si verrebbero a creare manterrebbero la presenza del presidente della Repubblica e degli altri membri di diritto. Ciò che cambia sarà il modo in cui vengono eletti sia i membri togati che i membri laici. I primi saranno estratti a sorte da elenchi di magistrati, i secondi da un elenco di giuristi. L’Alta Corte Disciplinare, invece, quell’organo che verrà introdotto per i procedimenti disciplinari della categoria, sarà composto da 15 membri, di cui 3 nominati dal Presidente della Repubblica e altri estratti a sorte a loro volta, non si sa ancora bene come.

Le ragioni del Sì – Il centrodestra che ha sostenuto con forza la riforma e tutti coloro che difendono le ragioni del Sì credono che la separazione delle carriere serva a rafforzare l’imparzialità del giudice e a evitare interferenze politiche o correntizie riguardo alle nomine nei Consigli superiori. Il sorteggio invece viene interpretato come qualcosa che riequilibri il potere interno agli stessi consigli, oggi in mano, secondo i fautori del Sì, alle correnti. Insomma, la riforma tenderebbe a una maggiore chiarezza nella distribuzione dei ruoli e a una maggiore trasparenza nei meccanismi di autogoverno.

Le ragioni del No – Al contrario, le opposizioni sono convinte che la separazione delle carriere possa indebolire l’unità della magistratura, concepita storicamente come un organo autonomo e indipendente. E un indebolimento dei Pm, per esempio, li renderebbe più esposti a pressioni esterne, tipo quelle del potere esecutivo. In questo senso, il ministro della Giustizia e principale promotore della riforma Carlo Nordio ha alimentato queste paure invece di spegnerle. «Elly Schlein non capisce – ha dichiarato il ministro – che questa riforma gioverebbe anche al Pd, nel momento in cui andassero al governo». Poi, se si considera che nel 2024 ci sono stati solo 42 passaggi di funzione su 8817 magistrati in servizio (0,48%), cioè i pm diventati giudici giudicanti e viceversa, diviene lecito chiedersi perché c’è così tanta urgenza di rivoluzionare i meccanismi che governano la giustizia.

Perché si vota – Un referendum di questo tipo, confermativo, è previsto quando una legge costituzionale viene approvata, ma non con la maggioranza dei due terzi dei componenti in ciascuna Camera. In questi casi spetta all’elettore il compito di decidere, ma senza poter modificare il testo della riforma. O si accetta la nuova legge così com’è o la si rifiuta. Inoltre non c’è quorum, quindi astenersi non contribuisce a far saltare la legge e risulta vincitore chi ottiene più suffragi nidipendentemente dal numero dei votanti.