Il presidente degli Stati Uniti che chiama il numero uno della FIFA Gianni Infantino per far revocare la squalifica a un suo giocatore, l’allenatore dell’Egitto che parla di «Mondiale truccato». La Coppa del Mondo canadese-messicana-statunitense è anche questo. Un mix di scelte discutibili e polemiche che l’hanno accompagnata fin dal suo inizio. E che non sembrano placarsi neanche a torneo in corso.
Belgio-Stati Uniti – Il caso più clamoroso è quello che ha visto finire al centro della bufera Folarin Balogun, attaccante statunitense del Monaco. Il giocatore era stato espulso ai sedicesimi nella gara contro la Bosnia per un fallo ai danni del difensore del Sassuolo Muharemovic. Cartellino rosso che, stando alla più basica delle regole del calcio, gli avrebbe impedito di partecipare agli ottavi di finale contro il Belgio. Donald Trump non ci sta e pensa che non sia giusto che gli Stati Uniti non abbiano a disposizione il loro miglior attaccante in una gara così delicata. Il tycoon alza la cornetta del telefono e chiama il capo della FIFA Gianni Infantino: «Non era fallo», ha poi detto lo stesso presidente in una successiva conferenza stampa. «L’arbitro è un po’ sospetto, ha preso una decisione incredibile». A quel punto la federazione internazionale revoca la squalifica al giocatore, applicando per la prima volta nella storia l’articolo 27 del suo statuto che stabilisce che «l’organo giudiziario può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l’esecuzione di un provvedimento disciplinare». L’organismo con sede a Zurigo prova a smarcarsi, ma la realtà parla di una pericolosa intromissione della politica nel mondo del calcio. «Grazie alla Fifa per aver fatto la cosa giusta, ed essere tornata indietro da una grande ingiustizia», ha scritto poi sui suoi profili social il presidente Donald Trump. A quel punto il Belgio non ci sta e decide di fare ricorso, ma nulla da fare. Balogun scende regolarmente in campo, in una gara che però fin dalle prime battute è a senso unico e che termina 4-1 in favore dei Diavoli Rossi, con tanto di “Trump Dance” da parte di Lukaku e compagni al triplice fischio.
Argentina-Egitto – Passano poco più di dodici ore e ad Atlanta si sfidano l’Argentina di Leo Messi e l’Egitto di Momo Salah. Una partita che vede i campioni in carica soffrire più del dovuto, sotto 2-0 fino al settantanovesimo del secondo tempo, bravi però a ribaltarla nel finale grazie anche a uno show di fuoriclasse sudamericano. Al termine del match, a far parlare sono più le dichiarazioni di rabbia degli egiziani che le giocate dei singoli: «L’arbitro ci fermava continuamente in campo, ci zittiva», ha detto in conferenza stampa l’allenatore dell’Egitto Hassan. «Il Mondiale è truccato. Anzi, faccio i complimenti all’Argentina che è di nuovo campione. Non è giusto, è una grande ingiustizia». Parole forti che fanno eco al gol ingiustamente annullato dal VAR nell’azione che ha portato al 2-0 dell’Egitto (il terzo gol venuto poco più tardi avrebbe, forse, chiuso definitivamente la gara). Il ct al termine della gara si è lasciato anche andare a un gesto che ha ricordato quello di Mourinho fatto nel 2010 quando sedeva sulla panchina dell’Inter. Cioè quelle braccia incrociate a “X” in segno di un torto subito. A rincarare la dose ci ha pensato poi lo stesso Ziko, che in sala stampa ha parlato di «torneo truccato in base a marketing e interessi». «Vogliono che Messi resti in corsa nel torneo», ha aggiunto, «nel calcio molte cose si decidono fuori dal campo».




