Il braciere dei Giochi Paralimpici si accenderà solo il 6 marzo, ma la fiamma della polemica arde già da qualche giorno. L’ultimo capitolo di un avvicinamento travagliato è la decisione del Comitato internazionale paralimpico (Cip) di non includere la sfilata dei portabandiera durante la cerimonia di apertura all’Arena di Verona.
Niente portabandiera – Il Cip ha spiegato che la scelta di non far sfilare i portabandiera è dettata da «motivi logistici», indicando nella «lontananza dai campi di gara di Cortina» la genesi di questo radicale cambio di programma. La decisione è infatti quasi senza precedenti, visto che solo alle Olimpiadi estive di Mosca 1980 non ci furono i portabandiera. In quell’occasione molte delegazioni sfilarono sotto il vessillo olimpico, in protesta per l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Chi non seguirà la cerimonia dall’interno dell’Arena, vedrà comunque i rappresentanti dei vari Paesi sventolare i propri colori, visto che in televisione andranno in onda immagini registrate in questi giorni. L’emittente pubblica polacca Tvp ha però dichiarato che interromperà la diretta quando saranno visibili atleti che sfileranno sotto le bandiere russa e bielorussa: le immagini saranno sostituite con un messaggio sullo schermo che spiegherà il motivo della sospensione delle trasmissioni.
Molti atleti, tra cui i portabandiera azzurri René De Silvestro e Chiara Mazzel, non sarebbero stati in ogni caso fisicamente a Verona perché impegnati in gara a Cortina il giorno dopo. Nell’anfiteatro veronese sfileranno dunque volontari che copriranno così quella che sarebbe stata un’assenza troppo impattante a livello visivo e comunicativo.
Via libera a russi e bielorussi – La polemica è tornata a montare in questi giorni, ma tutto era già iniziato a settembre 2025, quando il Cip aveva stabilito che gli atleti russi e bielorussi avrebbero potuto partecipare ai Giochi con inno e bandiera. I dieci rappresentanti (sei di Mosca, quattro di Minsk) saranno trattati come «quelli di qualunque altro Paese» aveva affermato Craig Spence, rappresentante del Cip.
Più di recente, il presidente Andrew Parsons ha spiegato che la decisione «non può essere cancellata, siamo una organizzazione democratica, già in passato abbiamo discusso la questione e sempre rispettato le scelte». La riammissione dopo l’esclusione dalle precedenti edizioni dei Giochi a causa dell’invasione russa in Ucraina ha scatenato una valanga di reazioni. Ben dieci Paesi, sui 56 rappresentati, hanno annunciato ufficialmente di voler boicottare la cerimonia d’apertura: oltre all’Ucraina non ci saranno nemmeno Estonia, Finlandia, Canada, Lettonia, Lituania, Polonia, Paesi Bassi, Germania e Repubblica Ceca. Altri, tra cui l’Italia, nonostante la scelta di non boicottare la cerimonia, si erano schierati contro questa decisione, mentre la Francia non manderà nessun rappresentante politico a Verona. Alle Olimpiadi disputate a febbraio, russi e bielorussi avevano invece partecipato come “Atleti individuali neutrali”.
La divisa ucraina – La tensione di questi giorni è stata alimentata anche dal divieto assoluto imposto dal Cpi per i rappresentanti dell’Ucraina di indossare la propria «divisa da cerimonia». Il Comitato ha vietato l’uniforme da cerimonia perché riportava la mappa del Paese con Crimea e Donbass, territori occupati dalla Russia. Secondo il Cpi, la presenza della mappa costituisce un messaggio politico vietato dal regolamento – come accaduto con il casco dello skeletonista Vladyslav Heraskevych -, che proibisce simboli o slogan legati alla politica durante le competizioni: «Sono vietati testi di inni nazionali, parole motivazionali, messaggi pubblicitari/politici o slogan legati all’identità nazionale. Una mappa di un paese rientra in questa categoria», la nota del Comitato.
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— Tribuna.com ??????? (@tribunaua) March 2, 2026




